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| di Marco Cinque
La Riserva, lo sceriffo e i maiali
La multinazionale Hog Farm, in combutta con lo sceriffo di una Contea del South Dakota, apre illegalmente un allevamento di maiali nella Riserva indiana di Yankton-Sioux. Seguono proteste e la polizia arresta 20 membri della tribù. Sembra una cronaca dei tempi della «conquista del west», e dice molto sulla realtà delle popolazioni native del Nord America.
Sono più di 500 anni che sperimentano una repressione inflitta con l'arroganza impunita di chi si considera ancora il loro «padrone». Oggi, le Riserve sono luoghi limitati e privi di risorse, con livelli di disoccupazione, miseria, alcolismo e violenza senza eguali negli Stati Uniti; ma sono anche l'unico posto che un amerindiano può ancora chiamare «casa». Le leggi degli Stati uniti, sulla carta, promettono rispetto e tutela per l'autonomia giuridica delle Riserve, ma la realtà è ben diversa, tant'è che recentemente i Lakota-Sioux, per bocca del leader dell'American Indians movement (Aim), Russel Means, hanno chiesto di stracciare tutti i trattati stipulati coi governi Usa, «parole senza senso su carta senza valore».
Ecco dunque il caso del South Dakota, dove uno sceriffo pensa di poter fare la legge. Ray Westindorf, sceriffo della Contea di Charles Mix County, di recente ha permesso a una grande azienda di allevamento, la Hog farm, di occupare abusivamente una parte del territorio della Riserva Yankton-Sioux, per costruirvi un grande allevamento. Il figlio dello sceriffo in questione, si è già aggiudicato il contratto elettrico per il progetto della Hog Farm. Nonostante le opinioni contrarie della tribù e dei coltivatori locali, che lamentavano grossi rischi sia per la salute dei loro figli che per l'inevitabile impatto ambientale (gli scarichi di un allevamento intensivo possono essere estremamente inquinanti), il solerte sceriffo, in barba alla legge che egli stesso dovrebbe difendere, ha imposto con la forza la costruzione della mega-fattoria. Naturalmente ci sono state proteste e molti esponenti della tribù hanno manifestato pacificamente contro una tale prepotenza, che non solo sottrae illegalmente la loro terra, ma la sfrutta e l'avvelena per i propri, è il caso di dirlo, «porci» profitti.
Purtroppo le proteste non hanno avuto grande risalto mediatico, neppure quando, il 15 aprile scorso, un abnorme spiegamento di poliziotti del South Dakota con al seguito rinforzi dell'Iowa e tanto di cecchini appostati, ben 54 auto e altri automezzi, hanno arbitrariamente invaso un territorio su cui non hanno giurisdizione. Sembrava un piccolo esercito e non è stato difficile per questo moderno «settimo cavalleggeri» soffocare una protesta pacifica e arrestare 22 manifestanti nativi.
Ora le ruspe stanno svolgendo indisturbate il proprio lavoro, protette dall'audace sceriffo Westindorf che, nel frattempo, impedisce persino lo svolgimento di cerimonie religiose nella zona, giustificando tale sopruso come «violazione di proprietà privata».
Diverse organizzazioni si sono mobilitate a sostegno dei Yankton-Sioux. Il Peace and Justice Center ha inviato suoi osservatori sul posto, vista la grave violazione dei diritti umani e sono pronti anche a farsi arrestare pur di attirare la pubblica attenzione. Anche il Dakota Indian Movement si sta attivando, mentre l'International Indian Treaty Council ha già inviato dei suoi avvocati per documentare questo palese sopruso, per denunciarlo poi al Forum permanente delle Nazioni unite. Nel frattempo chiedono di inviare messaggi di protesta al governatore del South Dakota, all'indirizzo: http://www.state.sd.us/governor. Per gli aggiornamenti sulla vicenda si possono consultare i siti www.nativiamericani.it e www.siouxcityjounal.com, mentre le immagini della protesta sono visibili su http://www.youtube.com/watch?v=6QYFqe7g7Rk&feature=related. E' interessante: le aziende della Hog Farm sono già state bandite dal suolo di molti Stati americani. Ma restano sempre le Riserve native...
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