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TERRA TERRA
22.05.2008
  • | di Patrizia Cortellessa
    I pesticidi che avvelenano il Punjab
    Un nuovo allarme arriva dall'India: una ricerca condotta dall'Università di Patiala, nello stato del Punjab, mostra che la popolazione rurale di questo grande stato agricolo hanno un'incidenza di danni al dna (il patrimonio genetico di ciascun individuo) maggiore del resto della popolazione indiana. Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricercatori condotti dal professor Satbir Kaur, che hanno monitorato un campione di agricoltori punjabi per parecchi mesi, in momenti diversi e in periodo dell'anno differenti. Pur considerando i classici fattori di rischio - età, uso di alcoolici e di tabacco - per Kaur la causa probabile dei danni alle popolazioni locali è l'esposizione massiccia ai pesticidi usati nell'agricoltura. «Abbiamo trovato modifiche significative nel dna della popolazione, e quando il danno è così profondo il rischio di sviluppare tumori è molto alto», ha detto il professor Kaur alla Bbc (19 maggio).
    La conclusione non trova d'accordo, ovviamente, l'associazione dell'agro-industria: non è stabilita scientificamente una relazione tra l'uso dei pesticidi e il cancro, ha dichiarato Salil Singhal, portavoce della Crop Care Federation indiana. E però, dove sono stati effettuati monitoraggi e ricerche sulla correlazione tra l'uso di pesticidi e modificazioni genetiche il risultato è stato senza possibilità di appello. In Punjab (ma non solo) i residui dei pesticidi sono ovunque, soprattutto nel sangue dei contadini. Le sementi ibride (associate a fertilizzanti e pesticidi chimici), che in passato hano garantito raccolti più abbondanti, ora sono il dramma. La Crop Care Federation of India sostiene che in India oggi non si usano pesticidi capaci di causare il cancro, e comunque gli agricoltori usano irrorare i pesticidi solo poche volte a stagione. Parole che si scontrano con i fatti, visto che è ampiamente dimostrato che l'esposizione a pesticidi aumenta il rischio di cancro, disfunzioni del sistema immunitario, malattie del sistema nervoso e altro. Già nel 2005, uno studio del Centre for Science and Environment - autorevole centro ambientalista di New Delhi - aveva rivelato che la concentrazione di pesticidi nel sangue di un contadino del Punjab era da 16 a 605 volte superiore a quella di un contadino americano. Nelle campagne indiane si fa un uso molto intenso di pesticidi nella speranza di combattere in modo più efficace i parassiti, e di solito senza grandi precauzioni per il lavoratore agricolo. Il problema è che sono costretti a usare sempre più prodotti chimici perché molti insetti stanno sviluppando una forte resistenza agli antiparassitari, e questa è una delle cause delle riduzioni costanti dei raccolti in India come in molti altri paesi in via di sviluppo.
    Negli ultimi dieci anni la legislazione europea ha più che dimezzato le varietà disponibili di antiparassitari, e il Parlamento europeo ha votato a favore della nuova legislazione che nei prossimi anni vuole ridurre drasticamente il numero degli pesticidi autorizzati. Nel 1991 la direttiva europea numero 414 aveva ne aveva tolte di mezzo 530 tipi. La Germania ha detto stop ai cosiddetti pesticidi sistemici lo scorso 15 maggio, mentre la Francia l'aveva fatto già nel 2004.
    La stretta della Ue fa discutere gli studiosi, i quali temono che la riduzione del numero attuale possa diminuirne l'efficienza, e aumentare di contro la resistenza delle specie parassitarie. Posizione ribadita da diversi scienziati di 7 paesi europei anche a Lubiana il 22 aprile scorso, i quali hanno presentanto al presidente di turno dell'Ue, lo sloveno Danilo Türk, una dichiarazione sui rischi della proposta di legge sui prodotti fitosanitari. Quanto all'India, l'Organizzazione mondiale per la sanità fa notare che nelle aree rurali, quelle più povere, dove il circolo vizioso di raccolti in calo e indebitamento dei piccoli agricoltori spinge molti a voler mettere fine alla propria vita, contadini usino proprio quei maledetti pesticidi per suicidarsi.
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