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TERRA TERRA
27.05.2008
  • | di Marina Forti
    Un bastimento carico d'acqua
    Nel porto di Barcellona è arrivato un paio di settimane fa un bastimento carico d'acqua. Sì, acqua. Il bastimento, in effetti una nave cisterna, arrivava da Tarragona, città catalana meridionale. All'arrivo una squadra di vigili del fuoco ha scaricato il prezioso carico convogliandolo in tubature collegate all'acquedotto municipale. L'acqua di Tarragona ora scende dai rubinetti dei barcellonesi.
    Strano? Mica tanto. La capitale della Catalogna, con i suoi 5,5 milioni di abitanti, soffre di una penuria d'acqua ormai grave, e non basteranno le piogge torrenziali degli ultimissimi giorni a risolvere la situazione. Da quattro anni ormai si può parlare di siccità in Spagna; nell'ultimo anno ancora la media delle precipitazioni è calata del 40 percento. Molte città, Barcellona inclusa, hanno cominciato a imporre misure di risparmio idrico, e con l'arrivo del caldo impongono divieti o limiti al riempire piscine e annaffiare giardini.
    Ma neppure questo basta. Perché la siccità si somma al fatto che la capitale catalana è cresciuta in modo rapido, aggiungendo oltre un milione e mezzo di abitanti negli ultimi 15 anni, e già questo significa una notevole pressione sulle fonti di approvvigionamento idrico. Il sindaco di Barcellona di recente ha lodato l'attenzione dei suoi concittadini al risparmio, ma è chiaro che non basta: i reservoirs da cui attinge l'acquedotto di Barcellona erano ridotti, in primavera avanzata, al 20 percento della loro capacità. Le autorità municipali stimano che le riserve basteranno fino a dicembre, se nel frattempo non arrivano piogge tali da rialimentare le falde idriche. E con l'estate in arrivo, bisogna da subito trovare delle soluzioni.
    La soluzione più immediata dunque è importare acqua. Una misura «creativa», ha commentato qualcuno - ma in effetti non più di molte altre possibili soluzioni. Il governo municipale di Barcellona investirà 44 milioni di euro per importare il prezioso liquido. Il primo carico è arrivato il 13 maggio da Tarragona; in tutto sono previste dieci navi cisterna da qui a novembre, in parte ancora da Tarragona e in parte da Marsiglia; insieme porteranno all'acquedotto barcellonese 2,6 ettometri cubi d'acqua al mese per sei mesi.
    La municipalità ha preso in considerazione altre possibili alternative, come importare acqua con treni-cisterna (ma è troppo costoso) o deviarla dal Rodano (ma è una deviazione troppo lunga, e comunque non sarebbe una soluzione immediata). Si parla di meccanismi per riciclare l'acqua, ma sono ancora allo studio. Scavare nuovi pozzi nel circondario non è una buona soluzione: in parte è stato fatto, suscitando le ire degli agricoltori perché pescare sempre più nel profondo di falde acquifere già sovrasfruttate ha aumentato la salinità di quell'acqua. Anche un impianto di desalinizzazione dell'acqua marina ha sollevato parecchie polemiche: per funzionare assorbe molta energia, e anche quella comincia a scarseggiare in Spagna.
    E' evidente però che le navi cisterna sono una soluzione contingente, e che Barcellona deve trovare sistemi di approvvigionamento più a lungo termine. La più controversa di tutte le ipotesi prospettate, in avanzato stato di definizione, è il progetto di costruire una canalizzazione per deviare l'acqua del fiume Ebro: e qui alle questioni di ordine ambientale generale si aggiunge una evidente competizione per una risorsa scarsa tra la metropoli contro le zone agricole più a sud. Tra l'altro, il governo (socialista) ha approvato il progetto di acquedotto dall'Ebro a barcellona (regione a guida socialista) ma non un simile progetto per Valencia e murcia, altrettanto assetate (ma governate dal centrodestra).
    Il dibattito è aggiornato a ottobre, ma è già stato descritto come «guerra dell'acqua».
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