domenica 17 febbraio 2013
TERRA TERRA
03.06.2008
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| di marina forti
Tempesta in arrivo per le Olive Ridley
Le tartarughe Olive Ridley sono delle celebrità internazionali anche se è la loro sfortuna a farne la notorietà: sonoinfatti tra le tartarughe marine più minacciate al mondo. Per questo compaiono in tutti gli elenchi di specie protette internazionalmente riconosciuti; l'India ha dedicato loro un «santuario marino» lungo le spiaggie di Gahirmatha, sul golfo del Bengala, stato di Orissa. Quelle spiagge sabbiose sono il più grande luogo al mondo in cui le Olive Ridley vanno a deporre le uova: il momento in cui le uova si schiudono e i tartarughini zampettano verso l'acqua per cominciare la loro vita marina è tra i più entusiasmanti per i naturalisti che studiano queste creature. Si dà il caso però che il santuario di Gahirmatha disti appena 15 chilometri dal luogo dove sta per sorgere un nuovo porto, un grande porto commerciale vicino alla foce del fiume Dhamra. Le operazioni di dragaggio sono già avanzate, il progetto è voluto e finanziato in joint venture da due grandi industrie, Tata Steel (le acciaierie del gruppo Tata) e da L&T. E ora il mondo conservazionista è diviso: è possibile la convivenza tra un porto destinato a vedere un gran traffico di navi cargo pesanti e una specie marina dal ciclo riproduttivo così delicato? Gli esperti della World Conservation Union (Iucn, unione mondiale per la conservazione della natura) sono divisi, leggiamo nell'ultimo numero di Down to Earth, quindicinale del Centre for Science and Environment di New Delhi. La Tata, per mettersi al riparo da critiche, ha infatti invitato l «Gruppo specialista in tartarughe marine» (Mtsg) della Iucn a suggerire le misure necessarie a minimizzare l'impatto del nuovo porto sulle Olive Ridley. Il gruppo internazionale ha accettato l'incarico (che gruppi conservazionisti indiani avevano rifiutato) e fatto le sue proposte. Il vicepresidente del gruppo, Nicolas J. Pilcher, è convinto che gli accorgimenti funzioneranno, e che tartarughe e porti possano convivere.
I membri indiani del Gruppo di specialisti in tartarughe dissentono. Il punto non è se le misure er attutire l'impatto siano buone o cattive, spiega Romulus Whitaker (al magazine citato): sono sicuramente buone, ma il punto è che il nuovo porto resta a 5 chilometri dal parco nazionale di Bhittarkanika, nel mezzo della foce fluviale, e a 15 chilometri dal santuario marino di Gahirmatha. «Le misure di mitigation sono limitate al porto di Dhamra, ma sta sorgendo un'intera industria di 'indotto' e l'insieme avrà un impatto cumulato sull'ecologia locale». Il porto e l'area industriale comportano un gran lavoro di dragaggio (che sconvolge spieggia e fondali), poi un gran traffico di navi, illuminazione, inquinamento marino, sversamenti di carburante e sviluppo urbano tutto intorno.
A sottolineare le preoccupazioni degli scienziati e ambientalisti indiani c'è il fatto che questa stagione le tartarughe Olive Ridley hanno disertato in massa le spiagge di Gahirmatha: non c'è stata l'annuale deposizione delle uova, non ci saranno giovani tartarughini a buttarsi in acqua (come se le tartarughe stesse «avessero voluto dire la loro», nota Down to Earth). I naturalisti indiani pensano che la causa della diserzione siano proprio le conseguenze dei lavori di dragaggio nel nuovo porto. Una indagine commissionata da Greenpeace l'anno scorso aveva trovato circa duemila carcasse di tartarughe Olive Ridley non lontano dal sito. Le autorità portuali attribuiscono la morìa invece al traffico di pescherecchi, dicono che le carcasse possono essere state trascinate là dalle correnti.
Già, i pescherecci: ai pescatori artigianali della zona, con i loro piccoli pescherecci, è vietato avvicinarsi a più di 15 chilometri dal santuario delle tartarughe, mentre ora le autorità autorizzano nientemeno che un porto per grandi navi da carico. I membri indiani del «Gruppo di esperti» della Iucn chiedono una nuova «valutazione di impatto ambientale», per riconsiderare il progetto. Ma intanto i lavori avanzano.
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