mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
10.06.2008
-
| di Patrizia Cortellessa
Il paradosso dei Gujjar
Sono iscritti nella lista delle comunità svantaggiate, ma vogliono essere retrocessi in quella dei gruppi più emarginati. La battaglia condotta in India dai Gujjar, comunità nomade di pastori del Rajasthan, nel nord-ovest del paese, ha qualcosa di paradossale: in un paese stratificato per caste e gruppi etnici, loro (considerati appartenenti a una casta bassa) chiedono di essere retrocessi nella categoria più bassa, quella dei tribali e dei dalit (fuori casta), per avere accesso a più posti di lavoro: il 7,5% contro il 2,7%, attualmente loro «garantiti».
Per questo combattono ormai da tempo, e il 23 maggio hanno lanciato una serie di proteste durissime. Ieri i Gujjar hanno deciso di sospendere uno sciopero nazionale dichiarato per oggi, dopo che i loro leader hanno potuto incontratre rappresentanti del governo del Rajasthan - incontro positivo, hanno detto. Ma è un esito provvisorio. Le notizie di questi giorni parlano di almeno 27 collegamenti ferroviari soppressi e traffico nel caos a causa delle manifestazioni da loro organizzate.
I Gujjar sono un gruppo numeroso (sei per cento dei 56 milioni di abitanti del Rajasthan). Accusano i dirigenti indiani di aver portato il paese «in un esplosivo vicolo cieco», denunciano una discriminazione secolare e il peggioramento delle condizioni di vita. La polizia ha risposto alle proteste sparando sulla folla, proprio come era avvenuto già l'anno scorso: nelle ultime due settimane si registrano ben 45 vittime, per non parlare dei feriti. Due manifestanti sono stati uccisi e sei feriti qualche giorno fa negli scontri con la polizia nel distretto di Sawai Madhopur dove la protesta aveva avuto inizio il 23 maggio: è là che circa duecento Gujjar avevano occupato i binari, cercando in questo modo di spingere il governo ad aprire con loro un tavolo di negoziati.
Ingente la presenza dei militari nelle zone delle mobilitazioni dei Gujjar: 35mila tra soldati e poliziotti schierati, dislocati ovunque, che hanno risposto al lancio di pietre con il fuoco delle armi. Qualche giorno fa le proteste avevano raggiunto la periferia di New Delhi. Migliaia di manifestanti, gridando slogan contro il chief minister (capo del governo statale) del Rajasthan, la signora Vasundhara Raje Scindia, avevano incendiato copertoni e bloccato le strade principali della capitale indiana. E i militari avrebbero risposto con il fuoco, dopo aver usato gas lacrimogeni e proiettili di gomma.
In India lo Stato riserva quasi metà dei posti nell'amministrazione governativa e dei colleges di stato a chi è nato in gruppi svantaggiati, ma la politica delle «reservations» ha sempre provocato infinite recriminazioni. Finora lo stato ha negato ai Gujjar la «retrocessione», promettendo invece di spendere l'equivalente di 67 milioni di dollari per migliorare scuole, posti sanitari e strade nella zona da loro abitata. I Gujjar hanno rifiutato: vogliono a tutti i costi lo status di «tribali».
L'anno scorso, durante una precedente ondata di proteste almeno 26 persone furono uccisi e centinaia ferite negli scontri, che avevano per la verità visto tre parti in causa: manifestanti della tribù dei Gujjar da una parte e della tribù Meena dall'altra, che si sono affrontati con armi di ogni tipo, finché furono mandati i soldati a «riportare ordine», cioè sparare a vista. Anche allora i Gujjar rivendicavano le «quote tribali», mentre i Meena scendevano in piazza contro di loro perché non volevano «dividere» con un'altra tribù il privilegio di cui in Rajastan erano gli unici beneficiari. Paradossi delle «discriminazioni positive».
Rubrica quotidiana sull'ambiente
ultimo articolo pubblicato
ricerca
I 10 argomenti più trattati:
AGRICOLTURA [330]
ANIMALI [208]
ENERGIA [190]
ALIMENTAZIONE [150]
PETROLIO [136]
COMMERCIO [93]
ETNIE [89]
SANITA [66]
RIFIUTI TOSSICI [62]
BIOTECNOLOGIE [59]
ANIMALI [208]
ENERGIA [190]
ALIMENTAZIONE [150]
PETROLIO [136]
COMMERCIO [93]
ETNIE [89]
SANITA [66]
RIFIUTI TOSSICI [62]
BIOTECNOLOGIE [59]
MANIFESTO BLOG
ANTIVIOLENZA
Luisa Betti
-
Confronto pubblico a Roma sul decreto 93 (DL femminicidio V parte)
di Luisa Betti - 18.09.2013 15:09
NAPOLI CENTRALE
Francesca Pilla
-
La terra dei fuochi come il Vajont
di francesca - 16.09.2013 21:09
LO SCIENZIATO BORDERLINE
Massimo Zucchetti
-
Ridiamoci sopra, Alberto Perino
di massimozucchetti - 16.09.2013 12:09
LOSANGELISTA
Luca Celada
-
Larry Summers fuori
di luca celada - 16.09.2013 08:09
FRANCIAEUROPA
Anna Maria Merlo
-
E’ morto il biologo Albert Jacquard, un grande umanista
di Anna Maria - 12.09.2013 14:09
POLTERGEIST
Nefeli Misuraca
-
Le sigle televisive – una carrellata
di nefeli - 11.09.2013 11:09
QUINTOSTATO
Roberto Ciccarelli
-
Scuola: precari assunti con lo stipendio bloccato
di Roberto Ciccarelli - 11.09.2013 10:09
NUVOLETTA ROSSA
Andrea Voglino
-
Metà fumetto e metafisica: Valvoline e dintorni sotto il segno inquietante di Giorgio De Chirico
di Andrea - 05.09.2013 16:09
STREET POLITICS
Giuseppe Acconcia
-
Egitto: da Tahrir a Otranto
di giuseppe.acconcia - 05.09.2013 15:09
AUTOCRITICA
Francesco Paternò
-
Ghosn, un uomo (sempre più) solo al comando
di fpaterno - 04.09.2013 17:09
HORROR VACUO
Filippo Brunamonti
-
Sal – Conversazione con l’attore Salvatore Ruocco
di Filippo Brunamonti - 26.08.2013 18:08
ANZIPARLA
Giulia Siviero
-
La foto
di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
POPOCATÉPETL
Gianni Proiettis
-
Arrivano i vostri ovvero la sindrome di Sansone
di gianni - 06.08.2013 06:08
SERVIZI










