domenica 17 febbraio 2013
TERRA TERRA
12.06.2008
-
| di Michele Giorgio
I fornai del Cairo
Per quarant'anni Hagg Abdel Wahab è uscito di casa alle 7 del mattino per recarsi al panificio statale del suo quartiere, Imbaba, al Cairo. In fila con altri egiziani ha atteso di ricevere il «khubs baladi», il pane tradizionale sovvenzionato con fondi statali e messo a disposizione, in cambio di pochi centesimi, delle famiglie più povere. Da alcuni mesi però Hagg Abdel Wahab al forno pubblico deve andarci alle 4, prima dell'alba, senza peraltro avere la certezza di tornare a casa con il pane, che sino a qualche tempo fa era sufficiente a sfamare la moglie e i figli ma ora deve bastare anche per i nipoti.
Ormai non fa più notizia ma la penuria di pane e farina in Egitto continua, così come proseguono le proteste dei cittadini più poveri in fila davanti ai panifici: eppure hanno provocato sino a oggi dieci morti e decine di feriti. L'ultima risale a quattro giorni fa, nel nord del paese, dove la polizia ancora una volta ha avuto la mano pesante con i dimostranti.
L'Egitto, paese di 78 milioni di abitanti dove il 20 percento vive con un reddito minimo (sotto la «soglia di povertà»), e dove l'aumento demografico sembre incontenibile, risente inevitabilmente della crisi alimentare che rischia di avere effetti catastrofici sulla parte più debole del pianeta. Lunedì scorso il presidente Hosni Mubarak, intervenendo alla Conferenza Nazionale sulla Popolazione, ha lanciato la campagna «Due figli per famiglia, la speranza di un futuro migliore», che punta a invertire una tendenza che oggi vede la nascita di un bambino ogni 23 secondi e che potrebbe portare l'Egitto a raddoppiare i suoi abitanti entro il 2050. Il ministro della salute, Hatem Gabali, ha annunciato che 90 milioni di dollari saranno stanziati per avviare subito un programma di pianificazione familiare. «L'aumento demografico, unito alla crescita dei prezzi delle materie prime e alla crisi alimentare mondiale, stanno creando un cocktail esplosivo in Egitto. Non c'è un minuto da perdere», ha avvertito Gabali.
A maggio in effetti l'inflazione registrata in Egitto è stata del 16% - ma con ogni probabilità quella reale, di cui risentono soprattutto le fasce più povere, della popolazione, è tra il 20 e il 30%. Intanto si diffondono notizie di speculatori che nasconderebbero ingenti quantità di farina e altri generi di prima necessità, che poi metteranno sul mercato a prezzi maggiorati.
Le proteste perciò si moltiplicano, nonostante polizia e servizi di sicurezza abbiano ricevuto l'ordine di non usare i guanti di velluto con coloro che, nei fatti, contestano la politica economica del governo. Le privatizzazioni e il neoliberismo promosso da Gamal Mubarak, il figlio del presidente, hanno attirato gli investimenti stranieri ma anche allargato la forbice dei redditi, facendo precipitare verso l'indigenza anche parte della piccola borghesia. A fare la fila per il pane oggi ci sono anche insegnanti, impiegati ministeriali e commercianti caduti in rovina.
I fornai, a parole, fanno il possibile per rispondere alla domanda: ma molti di loro, dicono gli egiziani, sono impegnati in attività torbide con i supervisori governativi incaricati di sorvegliare la produzione. Adesso tutti chiedono che il presidente Mubarak mantenga la parola. Lo scorso primo maggio aveva annunciato l'aumento degli stipendi dei dipendenti pubblici e degli aiuti alimentari alla popolazione. Sino a oggi però è accaduto ben poco e nel frattempo il governo ha aumentato del 35% il prezzo della benzina e delle sigarette.
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