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TERRA TERRA
17.06.2008
  • | di Patrizia Cortellessa
    Assalto al grano Ogm
    Un enorme campo di grano, mezz'ettaro per l'esattezza, recintato con rete metallica e filo spinato. Ben sorvegliato. La «minaccia» per il campo però non sono né gli animali né altri intrusi, ma il campo stesso, visto che il grano che vi si coltiva è una varietà transgenica. Insomma, un esperimento genetico. Siamo nelle campagne di Zurigo, per la precisione ad Afforten: giorni fa un gruppo di circa 35 persone è riuscito, nonostante le misure di sicurezza, a intrufolarsi in quel campo distruggendo le coltivazioni in più punti; cinque persone, due uomini e tre donne, sono state arrestate. Non si conosce l'ammontare dei danni.
    L'esperimento svizzero va raccontato facendo un passo indietro. La prima coltivazione sperimentale risale al 2004, quando a Lindau, cantone di Zurigo, l'ufficio federale dell'ambiente, delle foreste e del paesaggio (Ufafp) perse una vertenza con il Politecnico di Zurigo. La posta in gioco era il permesso per una piantagione in campo aperto di grano geneticamente modificato. Certo, l'Ufafp dettò alcune condizioni, tipo la disposizione di misure di sicurezza (barriere) e la fornitura di ulteriori documenti su come e dove sarebbe stato seminato il grano e quali piani di intervento in caso di avvenimenti eccezionali, eccetera, ma non pretese un'assenza totale di rischi. Tra i ricorsi e le proteste e mobilitazioni (molte) organizzate soprattutto da Greenpeace, secondo cui «la sperimentazione doveva essere fatta in laboratorio», alla fine il Politecnico federale di Zurigo gridò al successo, visto che l'esperimento aveva mostrato che il frumento geneticamente modificato era in effetti più resistente al fungo che provoca la cosiddetta «carie del grano». Ora la storia si ripete. Il test in laboratorio non bastava per capire se e quanto il frumento transgenico fosse resistente all'oidio, malattia fungina detta anche «mal bianco». Nel 2007 l'Università e il Politecnico di Zurigo hanno chiesto di passare, per la seconda volta, alla verifica in campo aperto. I siti scelti per tali esperimenti genetici furono Affoltern e Pully, vicino Losanna. Ma per quest'ultimo il progetto è stato sospeso, visti i numerosi ricorsi presentati dai cittadini presso il Tribunale amministrativo federale, anche perché il campo si trovava in una zona residenziale. Ad Affoltern il ricorso non ha avuto invece lo stesso effetto sospensivo.
    Bisogna ricordare che nel 2005, con un referendum, tutti i 26 Cantoni svizzeri dissero «no» agli ogm per cinque anni, ma tale moratoria sull'utilizzo dell'ingegneria genetica - spiegava l'anno scorso il direttore dell'ufficio federale dell'ambiente - «non impedisce agli scienziati di effettuare delle ricerche». «Benefici e rischi dell'immissione nell'ambiente di piante geneticamente modificate» è dunque il titolo del 59esimo programma nazionale di ricerca (Pnr59), datato 2007, e per il quale la Confederazione elvetica ha stanziato 12 milioni di franchi in quattro anni. «E' vergognoso destinare fondi pubblici alla ricerca di varietà genetiche resistente ai funghi, di cui una moderna agricoltura ecologica non ha bisogno», afferma nuovamente Greenpeace, «i geni di resistenza all'oidio possono teoricamente uccidere altri funghi o organismi utili al suolo», aggiungono, sottolineando ancora una volta i grandi rischi e le numerose incognite dell'ingegneria genetica . E non bastano certo alle associazioni ambientaliste rassicurazioni di sorta fatte in loco dai responsabili del progetto, del tipo: «... abbiamo indicato che il grano impiegato non è adatto né ad un consumo umano né alla produzione di foraggio animale»... visti i pericoli irreversibili per l'ambiente delle coltivazioni a cielo aperto di piante transgeniche. Sembra proprio che la tentazione miracolistica della «soluzione» ogm oggi sia dietro l'angolo. E non solo in Svizzera.
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