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TERRA TERRA
19.06.2008
  • | di Manuela Cartosio
    Dove il vento tira forte
    Si chiama "Principessa Amanda", come la primogenita della famiglia reale, e le sue pale hanno cominciato a girare un paio di settimane fa. E' la centrale eolica off-shore (oltre le 12 miglia delle acque territoriali) più grande del mondo. E' stata realizzata in Olanda, paese che ha quattro icone: i tulipani, le biciclette, le dighe e i mulini e vento.
    La maxi centrale è situata in corrispondenza della città di Ijmuiden a 23 chilometri dalla costa olandese dove l'acqua ha una profondità tra i 19 e i 24 metri. Ai record della distanza e della profondità la "Principessa Amanda" aggiunge quello della potenza. Le sue 60 turbine da 2Megawatt saranno in grado di coprire il fabbisogno elettrico di 125mila famiglie, evitando l'emissione di 225 mila tonnellate di anidride carbonica l'anno. La wind farm, realizzata dal gruppo olandese Econcern insieme ad Eneco, è stata finanziata da grandi banche tra cui figurano Dexia, Rabobank e Bnp Paribas. Secondo queste ultime, gli introiti provenienti dell'attività della centrale basteranno a coprire per intero rate e interessi del finanziamento, senza che siano necessarie nuove iniezioni di capitale da parte degli azionisti. E' un indizio che sembra diradare i dubbi sugli alti costi delle centrali eoliche off-shore. Costi a parte, restano le riserve di una parte degli ambientalisti che temono non tanto il danno paesaggistico quanto lo scombussolamento dei fondali e della fauna marina.
    Il Mare del Nord non è l'ideale per le vacanze. In compenso, con i suoi venti forti e costanti è l'ideale per generare energia. «Sfruttando solo il 9% del potenziale del Mare del Nord potremmo fornire energia pulita a tutti i paesi confinanti», afferma il presidente di Econcern che progetta di costruire ogni anno una nuova centrale eolica off-shore.
    Il dio Eolo ha conquistato anche la Gran Bretagna. Il governo di Gordon Brown intende triplicare la quantità di energia eolica prodotta e ha annunciato commesse per 11 nuove centrali off-shore. Entro il 2020, data entro la quale i paesi della Ue dovranno derivare almeno il 20% dell'energia da fonti rinnovabili, l'energia eolica generata in Gran Bretagna sarà equivalente a un quarto del fabbisogno nazionale di elettricità. Il Crown Estate, l'ente governativo responsabile dei fondali marini, ha già individuato gli 11 siti, scelti sia per la forza del vento che per la facilità di collegamento con la rete elettrica. La British Wind Energy Association, forse gonfiando un po' le rosee previsioni, stima che già tra cinque anni le centrali eoliche produrranno più energia di quelle atomiche. Attualmente il nucleare copre il 19% del fabbisogno britannico. Il sorpasso comunque è plausibile perché nei prossimi anni andranno in pensione alcuni vecchi impianti nucleari mentre ci vorrà molto tempo prima che diventino operative le mitiche centrali atomiche di quarta generazione Approvate pure quelle dal governo laburista che con una mano spinge sull'eolico e con l'altra non molla il nucleare. Di qui il dubbio che l'ostinazione sull'atomo finisca per sottrarre risorse alle fonti rinnovabili.
    Mentre la ricerca sulle tecnologie per ricavare energia dalle maree e dal moto ondoso hanno subito una battuta d'arresto, la domanda di centrali eoliche è lievitata a tal punto che le uniche due società europee produttrici di turbine eoliche (la danese Vestas e la tedesca Siemens) non riescono a soddisfare gli ordini. Anche in Gran Bretagna c'è chi considera «molto remota» la prospettiva di ricavare utili dal vento marino. Tra chi lo sostiene c'è la lobby del nucleare, che dà utili a patto di trascurare il piccolo ed eterno problema dello smaltimento delle scorie.
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