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TERRA TERRA
05.07.2008
  • | di Marinella Correggia
    A rischio d'estinzione
    La «lista rossa» delle specie animali e vegetali più minacciate del pianeta, compilata ogni anno dall'Iucn (Unione internazionale per la conservazione della natura), potrebbe essere troppo ottimista. Eppure il numero aumenta: delle 41.000 specie passate in rassegna, ne risultano minacciate oltre 16.306, contro 16.118 dell'anno precedente. In pericolo un mammifero su quattro, un uccello su otto, un anfibio su tre, e il 70% delle piante catalogate nel 2007. Il numero complessivo di specie estinte registrate quell'anno è 785.
    La prossima lista rossa dovrebbe uscire a ottobre. Ma il ritmo delle scomparse potrebbe essere 100 volte più rapido di quanto previsto. Così scrivono sulla rivista Nature gli scienziati Brett Melbourne dell'Università del Colorado e Alan Hastings dell'Università di California.
    Insomma: alcune specie potrebbero avere un futuro di mesi o forse nemmeno. Inserito nella categoria delle specie in pericolo critico, il delfino bianco del fiume Yangtze (Lipotes vexillifer) in realtà è stato dichiarato estinto nell'agosto dell'anno scorso, dopo che una missione di biologi britannici e scienziati del governo cinese non ne ha trovano neppure uno nei 1669 chilometri del suo habitat naturale. Era il mammifero più raro al mondo, era sopravvissuto per venti milioni di anni. Potrebbero presto seguirlo la tigre di Sumatra, l'orso «solare» (Helarctos malayanus) delle foreste tropicali del Sud-Est asiatico e il gorilla di pianura occidentale africano. Il gorilla occidentale (Gorilla gorilla) è passato da specie in pericolo a «pericolo critico»: la sua principale sottospecie, il gorilla delle pianure (Gorilla gorilla gorilla) è stata decimata dal commercio di carne, dal virus ebola (che ha fatto strage anche nelle aree effettivamente protette) e dai massacri legati agli interessi predatori sulla regione; la sua popolazione è diminuita del 60% negli ultimi 20-25 anni. Un dato impressionante è che il 98% delle specie minacciate lo sono in conseguenza di attività umane: come il delfino dello Yangtze, il primo vertebrato condotto a estinzione in 50 anni, ucciso soprattutto dalle pratiche di pesca illegali, pur messe al bando da trent'anni, e poi dall'intenso traffico fluviale e il degrado «man made» degli habitat.
    Eppure, secondo i due esperti, specie che non sono state identificate come «minacciate» lo dovrebbero essere. Come mai questa sottostima, da parte di organizzazioni che non hanno nessun interesse a minimizzare la gravità delle ferite del pianeta? Il problema in effetti sarebbe solo tecnico: l'utilizzo di modelli sorpassati, da aggiornare con urgenza. Modelli che non tengono conto degli incidenti: la morte accidentale di un individuo appartenente a una specie di cui si contano poche centinaia di esemplari può davvero diventare un evento grave, così come le conseguenze di improvvise ondate di calore o tempeste. Ma soprattutto, ci sono altri due fattori da considerare nei modelli di estinzione: la proporzione di maschi e femmine in una popolazione, e la differenza nel successo riproduttivo fra gli individui nel gruppo. A tenerne conto, i pericoli di estinzione aumentano parecchio: si possono infatti produrre grandi cambiamenti nella taglia della popolazione, a suo favore o contro.
    Da Cambridge risponde Craig Hilton-Taylor, coordinatore del lavoro che porta alla «lista rossa» dell'Iucn: ammette che le stime sono spesso inadeguate; degli 1,8 milioni di specie note, l'Iucn riesce a valutare lo stato di 41.000. Lo studio dei due scienziati statunitensi potrebbe aiutare.
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