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TERRA TERRA
06.08.2008
  • | di Marina Forti
    I naxaliti e la terra
    E' una sorta di «guerra nascosta» che coinvolge ampie regioni dell'India rurale. I media ne parlano di solito in modo vago: «disordini», «estremismo». A volte parlano di «fenomeno naxalita», più raramente di «maoisti» (naxalita è il nome dato in India ai movimenti di guerriglia di ispirazione maoista sorti alla fine degli anni '60, repressi brutalmente, quasi scomparsi e poi risorti in anni più recenti). Tempo fa il premier indiano Manmohan Singh aveva definito la guerriglia naxalita la maggiore minaccia alla sicurezza interna del paese, parlando di un insostenibile gap nello sviluppo rurale. A volte un capo di polizia denuncia «infiltrazioni naxalite»: ad esempio dove una popolazione rurale si oppone a un esproprio di terre o a un'espansione industriale.
    Già. La progressiva espropriazione delle terre, la povertà diffusa tra gli intoccabili e le popolazioni native (i «tribali»), e il mancato accesso alle risorse forestali essenziali, sono gli elementi che hanno alimentato la crescita del «fenomeno naxalita». Così afferma il rapporto diffuso qualche tempo fa da un gruppo di esperti incaricato dalla Planning Commission (la Commissione pianificatrice del governo federale indiano) di studiarne le cause. Il mandato era preciso: identificare «i processi e le cause ... della continua tensione e alienazione nelle regioni dei disordini, ... come le espulsioni di massa, le questioni dell'accesso alle foreste, l'incisurezza nei sistemi di mezzadria e altre forme di sfruttamento come l'usura, l'alienazione delle terre eccetera». Perché una cosa è ben chiara: le regioni della rivolta naxalita sono quelle dove è più acuta la povertà rurale, ed è una regione ampia: cinclude ampie zone degli stati del Bihar, Orissa, Madhya Pradesh, Uttar Pradesh e Bengala occidentale, una mezzaluna che va dalla parte orientale della pianura del Gange alle zone montagnose dell'India centrale.
    E' la prima volta che il governo centrale commissiona un rapporto simile, incentrato sulle cause profonde della rivolta - fa notare il magazine indiano Down to Earth (maggio 16-31 2008). E quello studio sostiene che i conflitti per la terra hanno un ruolo centrale nel credito dei naxaliti, che infatti applicano nelle zone sotto loro controllo la politica della «terra a chi la lavora». Il gruppo di esperti chiede che il governo studi strumenti legali per assicurare terre ai senza-terra. Parla del debito che schiaccia i contadini poveri, costretti a ricorrere agli usurai per comprare le sementi e per sopravvivere quando i raccolti non bastano: il rapposto chiede al governo di cancellare il debito ai «settori più deboli» della popolazione rurale o almeno ridurlo alla somma originariamente presa a prestito. Chiede di garantire titoli di proprietà a chi non ha mai avuto certificati precisi, e restituire le terre alienate illegalmente.
    Il gruppo di esperti, presieduto da un alto funzionario del Civil Service, parla inoltre di espropri: una legge, la Land Acquisition Act, prevede che si possano espropriare terre per motivi di «interesse pubblico», dietro debito risarcimento ai proprietari. Ora il gruppo di esperti raccomanda che questo sia limitato a casi effettivi di sicurezza nazionale e bene pubblico - e non per elargire terre a società private, come è successo di frequente negli ultimi anni ad esempio per creare poli industriali, espandere miniere e «zone di sviluppo speciale». Ristabilire una giustizia, insomma, e aprire un dialogo con i naxaliti - per disinnescare «l'incendio dell'India rurale».
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