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TERRA TERRA
12.08.2008
  • | di Marina Zenobio
    Deviazioni thailandesi
    Il governo thailandese, guidato dal primo ministro Samak Sundarevej (leader del Partito del potere del popolo - Ppp), lo scorso luglio ha approvato due progetti per deviare l'acqua di fiumi condivisi con Laos e Myanmar a beneficio delle coltivazioni del suo paese. Ma dure sono le critiche degli ambientalisti preoccupati per l'impatto negativo che questi megaprogetti potranno avere sull'ambiente e sulla vita degli abitanti delle provincie interessate, quella di Tak (nord tailandese confinante con l'antico Burma) e quella di Udon Thani (Thailandia nord-est confinante con il Laos). In termini economici, il costo del primo progetto per deviare le acque del fiume Mae Yuam verso il bacino idrico di Bhumibhol (nel Tak), si aggira intorno ai 1310 milioni di dollari; in termini umani invece, oltre a danneggiare gli agricoltori locali, l'opera toglierà acqua anche ai quasi 40 mila rifugiati di etnia karen, provenienti dal tormentato Myanmar, il cui campo profughi sta proprio sulle rive del Mae Yuam. Il secondo prevede invece di deviare l'acqua dello Nam Ngum, affluente del Mekong condiviso con il Laos, verso il bacino di Lam Pao, nella provincia di Udon Thani, e costerà ai contribuenti tailandesi circa 2300 milioni di dollari. Ma non un dollaro è stato speso per uno studio sull'impatto che la realizzazione delle opere avrà sull'ecosistema e lo sviluppo agricolo di quelle comunità (una ventina), parte delle quali non potranno più contare sul passaggio di quei fiumi e altre, che dovrebbero sloggiare per il rischio tutt'altro che remoto di inondazioni.
    Nessuno, fino all'approvazione da parte del governo thailandese, sapeva nulla dei progetti e, a dispetto del nome del suo partito (quello del Potere del popolo), sembra proprio che a Samak Sundarevej non interessi affatto cosa il suo popolo pensi. Pare persino che i progetti per deviare i fiumi in Thailandia siano ben otto (per una spesa totale di 14.970 milioni di dollari), perché il primo ministro ci tiene a mantenere la promessa fatta ai latifondisti che, entro quattro anni - cioè prima della fine del suo mandato - svilupperà un serio piano di irrigazione agricola. Tra questi otto progetti però non è incluso quello più ambizioso, che prevedere di prendere l'acqua del Mekong e farla arrivare fino agli estesi latifondi del nord-est.
    Dalle poche notizie trapelate, il portavoce di Living River Siam Pianporn Deetes, è riuscito a sapere che per quanto riguarda la deviazione del Mae Yuam verso Bhumibhol, verrebbe effettuata attraverso numerosi canali di irrigazione in superficie e una complessa rete di tubature sotterranee che copriranno una distanza di 200 chilometri. Per realizzare quest'ultima opera però non si potrà evitare di distruggere 1854 ettari di boschi. Secondo Lertsak Khamkhongsak coordinatore del Gruppo tailandese sui cambiamenti culturali ed ecologici, la fretta e la riservatezza che hanno caratterizzato l'approvazione dei progetti, potrebbe essere una strategia per aumentare i consensi di quanti beneficeranno della deviazione delle acque (leggi latifondisti che appoggiano e sostengono il Ppp), a scapito dei piccoli produttori. In allerta quindi le organizzazioni ambientaliste, tra cui la Living River Siam, che esigono dal governo Sundarevej la sospensione dei progetti e un serio studio di fattibilità che sia reso pubblico alle comunità coinvolte, loro malgrado, dalle deviazioni dei corsi d'acqua e che dovranno sorbirsi anche le conseguenze dei lavori di sbancamento, come le esplosioni e le polluzioni di sostanze chimiche alle fonti di acque naturali e sul suolo.
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