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TERRA TERRA
23.08.2008
  • | di Marinella Correggia
    Solare e rurale
    Installare impianti solari, anche modesti, costa. Gli abitanti di tante zone rurali povere e non elettrificate nei paesi impoveriti si trovano di fronte al paradosso di una grande «offerta» di energia solare potenziale, che però la pochezza di mezzi finanziari non permette di sfruttare. Una buona notizia in questo senso viene dal Bangladesh, paese che acquista notorietà solo in occasione di inondazioni e cicloni (sempre più legati ai cambiamenti climatici) o per i tassi di malnutrizione o per le ragazze acidificate da innamorati respinti. Ma il Bangladesh ha anche uno dei programmi di energie rinnovabili più efficaci al mondo, mirato anche alle aree e alle fasce di popolazione che non sono raggiunte dalla rete elettrica, non hanno manodopera formata nel campo del solare, e non hanno i soldi per pagare le tecnologie energetiche alternative. Come scrive il quotidiano in lingua inglese Daily Star, negli ultimi cinque anni ben 230 mila abitazioni rurali sono state dotate di pannelli solari con il sistema - una specie di kit - Shs (Solar Home Systems): pannello fotovoltaico, batteria e tutto il «corredo» per alimentare lampadine, radio e tv in bianco e nero. Un sistema autonomo, «piccolo» e facile da installare. Il governo vuole installarne un milione entro il 2012; per dare elettricità a tutti entro il 2020.
    Il progetto Rural Electrification and Renewable Energy Development è finanziato da istituzioni nazionali e internazionali e dall'Idcol (Infrastructure Development Company Limited), promossa dal governo, autorizzata ad agire come istituzione finanziaria non bancaria. Lo realizzano sul campo 15 organismi non governativi di sviluppo e microfinanza. Il modello è quello dei microprogetti, con prestiti di assoluto favore ai beneficiari i quali in genere restituiscono con regolarità. Così come regolarmente funzionano gli impianti, grazie anche alla formazione per la manutenzione.
    Sempre che gli eventi estremi non si mettano di mezzo. Il ciclone Sidr dello scorso novembre ha avuto un impatto devastante sulla parte meridionale del Bangladesh e fra gli altri effetti ha provocato la sospensione del programma. E ci sono altre sfide da affrontare: con il grande aumento della domanda mondiale di pannelli fotovoltaici, l'Idcol non riesce a importarne a sufficienza dai mercati tradizionali - Europa, Singapore e Cina; costano troppo.
    La principale organizzazione esecutrice nei villaggi è Grameen Shakti (dove shakti significa in sanscrito forza, energia), emanazione della famosa Grameen Bank; il direttore è Dipal Barua, fondatore della Grameen insieme a Mohammed Yunus. Grameen Shakti è specializzata nelle zone più remote. Un suo rapporto di attività spiega che ogni mese si aggiungono 8mila nuovi sistemi installati. La potenza installata è molto bassa: va dai 30 ai 120 watt. Un pannello di 50 watt può far funzionare 4 lampadine a basso consumo e una tv in bianco e nero. Tutto il sistema costa fra i 21mila taka (250 euro) e i 70mila. Tanto, per una famiglia di contadini del Bangladesh; ma basta contribuire con il 10% del costo totale e il resto lo si ottiene a credito, con cinque anni di tempo per ripagare. Per chi è al di sotto anche di quelle cifre, Grameen Shakti ha iniziato a distribuire un pannello da 10 watt, al costo di nemmeno 100 euro: sufficiente per accendere tre lampadine.
    Nel settore delle energie rinnovabili, il sistema Shs è quello che sta crescendo più velocemente. Molti paesi africani ne sono interessati e di recente il governo dell'Etiopia ha mandato rappresentanti in Bangladesh per studiare il progetto.
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