mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
18.10.2008
-
| di J.P. Stedile, Dom T.Balduino
Sconfiggere la fame
Nel 1960 c'erano 80 milioni di esseri umani in tutto il mondo che pativano la fame. Uno scandalo! A quei tempi Josué de castro, che oggi avrebbe cent'anni, lasciava un segno con la tesi che la fame era una conseguenzxa delle relazioni sociali, e non di problemi climatici o di fertilità dei suoli.
Il capitale, con le sue aziende multinazionali e il governo imperiale degli Stati uniti, ha dato una risposta al problema: ha creato la cosiddetta Rivoluzione Verde. E' stata una grande campagna di propaganda per dire che bastava «modernizzare» l'agricoltura, con uso intensivo di macchine, fertilizzanti chimici e veleni: così la produzione agricola sarebbe aumentata, e la fame sconfitta.
Passati 50 anni, la produttività fisica per ettaro è aumentata parecchio e la produzione totale è quadruplicata a livello mondiale. Ma le imprese multinazionali hanno preso il controllo dell'agricoltura con le loro macchine, fertilizzanti e veleni. Ci hanno guadagnato molto, accumulando capitale. C'è stata una concentrazione marcata: oggi non più di 30 gruppi transnazionali controllano tutta la produzione e il commercio agricolo.
Il risultato? Oggi gli esseri umani che patiscono la fame sono aumentati a 800 milioni. Solo negli ultimi due anni, in ragione della sostituzione di produzioni alimentari per fare agrocombustibili, secondo la Fao il numero degli affamati è aumentato di oltre 80 milioni: ovvero, sarebbero 880 milioni. Mai la proprietà della terra è stata tanto concentrata, né tanti migranti rurali hanno lasciato le campagne per le metropoli, o lasciando i paesi poveri per andare in Europa e negli Usa. Solo quest'anno l'Europa ha espulso 200mila immigranti africani, in maggioranza contadini.
La cosa peggiore è che, in tutto il mondo, gli alimenti arrivano nei supermercati sempre più avvelenati da fitofarmaci tossici, provocando malattie, alterando la biodiversità e riscaldando il clima globale. E questo perché le aziende multinazionali dominano la produzione alimentare per lucro. Gli alimenti devono essere prodotti secondo natura, con l'energia fornita dall'habitat.
Qual'è la soluzione? Lo stato, in nome della società, deve adottare politiche pubbliche per proteggere l'agricoltura, dando priorità alla produzione alimentare. Ogni regione e comunità locale deve poter produrre il suo cibo, sano e per tutti. Così insegna la storia dell'umanità. L'interscambio non può basarsi sulle regole del libero mercato e del lucro, come vuole imporre l'Organizzazione mondiale del commercio. Per questo consideriamo il cibo un diritto di ogni essere umano, e non una merce, come del resto sostiene già la Dichiarazione universale dei diritti umani. tutti i popoli devono avere il diritto a produrre i propri alimenti. Questo si chiama «sovranità alimentare». In Brasile, con un territorio e condizioni climatiche tanto propizie, non abbiamo la sovranità alimentare. Importiamo molto cibo, dall'estero e da una regione all'altra del paese. Anche nelle nostre «ricche» metropoli, gli strati popolari dipendono da programmi assistenziali del governo. L'unica soluzione è rafforzare la produzione contadina, dei piccoli e medi agricoltori, che richiede molta manodopera e molta conoscenza accumulata.
*Joao Pedro Stedile, economista, membro del coordinamento nazionale del Movimento Sem terra; Dom Tomas Balduino, vescovo emerito della diocesi di Goias, è nella Commissione Pastorale della Terra
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