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TERRA TERRA
23.10.2008
  • | di Marina Forti
    Le risaie di Nelumwewa
    Strana catena di eventi. Centinaia di famiglie sono costrette a lasciare i propri villaggi in un distretto settentrionale di Sri Lanka, causa la costruzione di una diga che serve a alimentare un progetto di irrigazione. La famiglie evacuate sono risistemate non molto lontano, ma scoprono che le terre sono più aride e saline di quelle lasciate. Per diverse stagioni perdono i raccolti. Così ora un programma di assistenza delle Nazioni unite si dedica a «mitigare» l'impatto del progetto di irrigazione aiutando i contadini sfollati a trovare varietà di riso coltivabili in quelle terre.
    Il fiume in questione è il Deduru Oya, uno dei più importanti corsi d'acqua che scende dalle montagne centrali di Sri Lanka per gettarsi nell'oceano Indiano. Siamo in una zona intermedia-semi arida, nella stagione secca il bacino che alimenta il fiume non raccoglie molta acqua. Fin dagli anni '60 si accumulano i progetti per «sviluppare» il Deduru Oya, ma non sono mai andati in porto, soprattutto causa le resistenze degli agricoltori locali. Infine nel 2006 le autorità srilankesi, con il sostegno di organizzazioni internazionali, decidono di costruire una diga per creare un reservoir (lago artificiale) e convogliare l'acqua in un sistema di irrigazione, lasciandone parte per un impianto idroelettrico (1,5 megawatt). Il progetto avanza nonostante qualche protesta locale. I villaggi destinati alla sommersione sono evacuati, centinaia di famiglie vedono scomparire le risaie e le macchie di palme da cocco e sono costrette fanno i bagagli. Il governo del resto ha assegnato nuove terre agli sfollati. Le opposizioni restano forti, però, nell'estate del 2007 i giornali di Colombo riferiscono di proteste. Poi più nulla.
    Finché ritroviamo il bacino del Deduru Oya nel notiziario on-line Irin, pubblicato dal Coordinamento Onu per gli affari umanitari. Apprendiamo che il Progetto dell'Onu per lo sviluppo (Undp) sta aiutando alcune centinaia di famiglie risistemate a valle del reservoir, nella zona chiamata Nelumwewa. «E' una zona dove gli effetti del cambiamento del clima sono chiaramente visibili», spiega a Irin News Ramitha Wijethunga, responsabile del Undp per il «disaster management», gestione dei disastri. Il disastro, in questo caso, è che le temperature globali in aumento fanno sì che l'evaporazione dai suoli accelera, lasciando depositi salini: è un fenomeno che coinvolge zone sempre più estese di terre agricole sia costiere che interne di Sri Lanka. La regione di Nelumwewa, dicono gli esperti del Undp, è un esempio della necessità di studiare misure per «mitigare» gli effetti negativi del cambiamento del clima e il rischio siccità. Su scala nazionale, il governo di Sri Lanka ha lanciato un programma per «riabilitare» circa 40mila ettari di risaie abbandonate per varie ragioni, e rilanciare così la produzione alimentare.
    Torniamo agli sfollati, che hanno ormai perso tre raccolti, uno dopo l'altro. Ora l'Undp ha avviato un programma di sostegno tecnico con il Rice Research development Institute, istituzione nazionale per la ricerca sul riso. Hanno trovato che le varietà di riso tradizionali del luogo - quelle abbandonate in passato a favore di ibridi ad alto rendimento - danno raccolti più modesti, ma resistono a malattie e parassiti e soprattutto si adattano ai terreni più salini. Così gli agricoltori sono tornati alle vecchie sementi. Si va per tentativi, si tratta di rivedere il modo di coltivare, quando trapiantare, quando allagare le risaie. Quest'anno il raccolto sembrava buono, spiega Irin. C'è stato un solo imprevisto: la notte prima del raccolto sono arrivati gli elefanti...
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