mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
04.11.2008
-
| di Emanuele Giordana
L'arte della comadrona
Il «tuj» o «temascal» è un bagno di vapore ottenuto con una speciale selezione di erbe officinali e utilizzato per scaldare il corpo dopo il parto. La puerpera vi si «immerge», anche col suo piccolo, per pulire il corpo e stimolarlo alla sua nuova funzione: nutrire la piccola creatura. Un'arte antica, tramandata per esperienza diretta dalle «comadronas», le levatrici indie guatemalteche. Come le nostre, in via d'estinzione.
La globalizzazione culturale è arrivata anche qui, nell'occidente del paese montagnoso sacro all'uccello Quezalcoatl, e Williams Chuc Norato stima che la perdita di queste tradizioni «sia anche l'effetto dell'immigrazione fuori dal paese. Quando gli uomini tornano a casa, pensano che sia meglio affidarsi a un medico anziché a una "comadrona", a una macchina che misura le pulsazioni cardiache piuttosto che a una vecchia senza diploma che però, ben prima dei test, è in grado di capire se una donna è incinta oppure no». Poiché in Guatemala non sempre l'ospedale è a portata di mano, un parto in clinica costa 700 dollari e nelle strutture pubbliche, se ci arrivi, alla fine costa altrettanto, la «comadrona» può essere ancora una buona strada. Chiede sì e no 7 dollari a parto e, con un'adeguata formazione che coniughi la sua antica sapienza alle tecniche dell'asepsi o alla possibilità che di sostituirla con uno specialista all'occorrenza, si salva capra e cavoli.
Williams è venuto a Firenze dal Guatemala per partecipare a un seminario organizzato dall'Undp/Unops e dalla Regione Toscana sull'integrazione delle medicine complementari e tradizionali nei sistemi di Sanità pubblica. E il gruppo in cui Williams lavora, il centro Cooperación para el Desarrollo Rural de Occidente (Cdro), è proprio un esempio di come medicina tradizionale e sistema sanitario pubblico non solo possano convivere ma sappiano anzi darsi una mano. Dove la mano pubblica non arriva, la «comadrona» può col suo sapere aiutare la partoriente e l'ospedale può fare la sua parte quando si presenta un caso complicato. Ma c'è di più. Nato da una necessità reale - la difficoltà logistica di raggiungere le carenti strutture sanitarie del paese - il progetto del Cdro sta salvaguardando una maestria che forse si andrebbe perdendo, com'è successo in Italia. Dove la vecchia levatrice, la sua arte tattile e la capacità di interpretare sintomi e necessità, sono stati sempre più sostituiti da ultrasuoni e da medici che - meglio non rischiare - passano al cesareo alla prima crepa nel programma del parto standard.
Il centro è nato nel 1981 per volontà di 25 leader comunitari, come li chiamano laggiù: vecchi saggi di villaggio preoccupati per la salute delle loro anime. Ne è nata un'attività che, oltre alla salute, si occupa anche di combattere la discriminazione contro gli indio, garantire l'accesso ai servizi e persino intervenire in ambito legislativo, ad esempio facendo pressione perché si salvaguardino le piante officinali, come quella che la «comadrona» utilizza nel tuj.
Relegata dalla medicina con la M maiuscola nell'ambito delle «curiosità» di moda, quella tradizionale e le sue antiche alchimie cercano di guadagnarsi un posto sia nei paesi ricchi (la Toscana è in Italia all'avanguardia nell'integrazione delle due medicine) sia in quelli poveri, dove la tradizione non è uno sfizio per pazienti curiosi o/e danarosi (visto che spesso da noi le «altre» medicine non sono riconosciute dal servizio nazionale). Finendo per far tornare dalla finestra ciò che era uscito dalla porta: la vecchia levatrice ad esempio, in arte «comadrona».
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