mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
05.11.2008
-
| di Matteo Dean
Muore Xochimilco
Secoli fa, quando i mexica giunsero nella valle che avrebbero poi trasformato nella culla della loro civiltà, la azteca, incontrarono una popolazione locale che cacciarono senza pensarci due volte. Li mandarono a sud dell'enorme lago che occupava allora la valle, dicendo loro: «Coltivate là!». Peccato che «là» era l'estensione meridionale dell'enorme lago e di terra da coltivare ce n'era poca. Allora i creativi si misero all'opera e inventarono le chinampas: appezzamenti di terra galleggianti, realizzati attraverso l'attentissimo intreccio di rami e fogliame e fissati al fondo del lago grazie ad alcuni alberi locali le cui radici si prolungano nell'acqua sino raggiungere il basso fondale. Da allora, le chinampas sono parte della cultura locale che ha preso il nome di cultura xochimilca. Da questa l'attuale territorio di Xochimilco, patrimonio dell'umanità secondo l'Unesco, chiamato la «Venezia messicana» per la peculiare composizione del territorio, diviso da lunghi e articolati canali separati dalle chinampas appunto, su cui si coltiva di tutto, soprattutto mais e fiori. Qualche settimana fa però l'Assemblea legislativa di Città del Messico, il parlamento locale, ha rivolto un'esortazione al ministero degli interni federale perché dichiari Xochimilco - e alcuni territori contigui - zona di disastro ambientale. E purtroppo di ragioni ve ne sono molte. La prima è che il lago soggiacente alle chinampas si sta lentamente prosciugando, perché la città continua nonostante tutto a succhiare acqua. Poi ci sono le decine di migliaia di costruzioni irregolari sulle chinampas, sorte per ospitare la sempre maggior quantità di persone che cercano di farsi una vita in questa valle diventata negli anni una delle alternative, assieme all'emigrazione verso gli Usa, alla disoccupazione delle aree rurali messicane. Gli insediamenti irregolari sarebbero 300, secondo dati del governo che ormai dal 2001 per legge doveva porre rimedio alla situazione individuando migliori luoghi per l'insediamento umano. L'altro problema è l'inquinamento dovuto alla presenza eccessiva di umanità: scarichi abusivi, e di tutto. D'altra parte, dicono gli abitanti locali, è troppo costoso costruire fognature o discariche asettiche speciali per le chinampas. E poi il lago, o quel che ne rimane, continua a raccogliere anche gli scarichi della «terra ferma» di altri demarcazioni territoriali.
Per porre rimedio a questa tragica situazione che rischia di far scomparire il patrimonio naturale e culturale della zona, nel corso degli anni, sono stati destinati milioni e milioni di pesos di fondi pubblici e internazionali. Eppure, i fondi di conservazione inviati dall'Unesco son stati spesi per rimodellare il centro storico di Xochimilco con opere dai più criticate per il fasto e l'eccesso, e di pochissima utilità sociale. Sul fronte dei finanziamenti pubblici, solo l'anno scorso son stati spesi 2 milioni e mezzo di dollari per la conservazione della zona. Cifra insufficiente, tant'è che l'attuale amministrazione locale ha chiesto ben 50 milioni di dollari per l'anno prossimo per la stessa finalità. Un'esagerazione? Dicono di no, visto che c'è da riabilitare l'equilibrio ecologico di ben 42 chilometri di canali, piantare almeno 11.000 alberi autoctoni - l'ahuejote - e combattere le piaghe diffuse in questi anni: dal verme malacologico al vischio e i muschi che soffocano le piante native.
RETTIFICA. Sabato scorso, sotto il titolo «Virunga, parco in guerra», per una svista è stato sbagliato il nome della Riserva naturale regionale di Monterano (www.monteranoriserva.it) che sostiene i guardiaparco del Virunga. Ce ne scusiamo
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