domenica 17 febbraio 2013
TERRA TERRA
12.12.2008
-
| di Andrea Palladino
La terra e gli indios
Erano cinquecento otto anni che gli indigeni di Roraima, estremo nord del Brasile, aspettavano. Caparbi, orgogliosi, fedeli. Il calendario ha voluto che la corte costituzionale brasiliana sancisse per sempre il loro diritto alla terra il 10 dicembre, anniversario della dichiarazione dei diritti dell'uomo. La terra dei Makuxi, Taurepang, Ingarikó, Wapixána e Patamona, un territorio che occupa il 7,7% dello stato di Roraima, è ora definitivamente loro.
La disputa attorno alla riserva indigena di Raposa Serra do Sol, nel bacino amazzonico al confine con Venezuela e Guiana, è scoppiata all'inizio dell'anno, quando un gruppo di coltivatori bianchi - coloni venuti dal sud negli anni '70 - ha chiesto al supremo tribunale federale di rivedere il decreto del governo Lula del 2005, che ne aveva sancito la demarcazione. Sei coltivatori di riso e di soia contro ventimila nativi. Per il Brasile la questione era divenuta il punto di confluenza di tutti i pregiudizi contro gli indigeni e contro le diversità culturali. La destra ruralista e l'esercito brasiliano hanno gridato per mesi al pericolo, accusando le popolazioni indigene di volere creare stati indipendenti, per poter sfruttare da soli le ricchezze dell'Amazzonia. Il vecchio slogan coniato dai militari negli anni della dittatura, «tanta terra per pochi indios, era commentato quotidianamente su giornali e blog.
Gli Ingarikó vivono nella zona delle montagne, nel nord della terra indigena Raposa Serra do Sol. Sono silenziosi ma guerrieri. Custodiscono la montagna di Makunaima, il loro eroe ancestrale. Nella tradizione orale fu lui a dare quelle terre alle popolazioni native, a disegnare i fiumi, i laghi, a liberare gli uccelli. Mario de Andrade, padre della letteratura modernista brasiliana, scelse questo eroe indigeno per rappresentare il Brasile. Makunaima è il Brasile delle diversità, delle migliaia di lingue che erano parlate sulle sponde del rio delle Amazzoni, chiamato dal gesuita Antônio Viera il fiume Babele. Ridare la custodia della dimora di Makunaima agli indigeni dopo 508 anni è stata la miglior festa per il sessantesimo anniversario dei diritti umani.
La vittoria degli indigeni di Raposa Serra do Sol è anche un piccolo ma prezioso tassello per il futuro del continente latinoamericano. Nel villaggio di Surumu, all'ingresso della terra indigena, c'è una scuola. Ancora oggi ha i segni delle fiamme appiccate dai coloni, ma continua a formare i leader delle 194 comunità indigene. Qui insegnano l'economia comunitaria, il rispetto per la terra, la condivisione delle scelte. Mostrano ai ragazzi indigeni le foto aeree delle monoculture degli invasori bianchi, che deviano fiumi e avvelenano le acque. Spiegano ai futuri tuxaua - i capi indigeni - che è l'economia del bianco quella perdente, contro la loro agricoltura tradizionale. Nella loro terra il tasso di crescita demografico è del 4% annuo; nel resto dello stato di Roraima - occupato dall'agricoltura industriale - la metà. A Raposa Serra do Sol tutti i bambini hanno accesso alle scuole, gestite da insegnanti indigeni. Alla medicina bianca si affianca quella tradizionale e il tasso di mortalità infantile è nettamente inferiore a quello di una qualsiasi periferia brasiliana. La terra delle aree indigene non ha padroni, è dell'Unione ed è affidata perennemente alle popolazioni native. E' forse uno dei pochi esempi di riforma agraria reale nel Brasile moderno. Ed era questo esempio che la destra e i militari volevano cancellare. Per il Brasile salvare Raposa Serra do Sol significava, però, salvare la propria storia e un pezzo di futuro.
Rubrica quotidiana sull'ambiente
ultimo articolo pubblicato
ricerca
I 10 argomenti più trattati:
AGRICOLTURA [330]
ANIMALI [208]
ENERGIA [190]
ALIMENTAZIONE [150]
PETROLIO [136]
COMMERCIO [93]
ETNIE [89]
SANITA [66]
RIFIUTI TOSSICI [62]
BIOTECNOLOGIE [59]
ANIMALI [208]
ENERGIA [190]
ALIMENTAZIONE [150]
PETROLIO [136]
COMMERCIO [93]
ETNIE [89]
SANITA [66]
RIFIUTI TOSSICI [62]
BIOTECNOLOGIE [59]
MANIFESTO BLOG
LOSANGELISTA
Luca Celada
-
Mahony: Ombra sul Conclave
di luca celada - 16.02.2013 20:02
ANTIVIOLENZA
Luisa Betti
-
Gentile cavaliere, scenda dalla sella
di Luisa Betti - 15.02.2013 18:02
LO SCIENZIATO BORDERLINE
Massimo Zucchetti
-
Sulla gerontocrazia e i “grandi vecchi”
di massimozucchetti - 14.02.2013 22:02
QUINTOSTATO
Roberto Ciccarelli
-
Scuola: “Concorso-truffa”, seconda parte
di Roberto Ciccarelli - 13.02.2013 09:02
FRANCIAEUROPA
Anna Maria Merlo
-
Matrimonio per tutti: l’Assemblée approva, 329 a favore, 299 contro
di Anna Maria - 12.02.2013 18:02
ROVESCI D'ARTE
Arianna Di Genova
-
Dead Writers, annusa il profumo della letteratura
di arianna - 08.02.2013 09:02
POLTERGEIST
Nefeli Misuraca
-
Revolution: J.J. Abrams e i suoi errori
di nefeli - 04.02.2013 08:02
HORROR VACUO
Filippo Brunamonti
-
Full Metal Jacket, il diario in una App per Ipad
di Filippo Brunamonti - 02.02.2013 20:02
NUVOLETTA ROSSA
Andrea Voglino
-
Metti Jac all’Ara Pacis: quadretti di un’esposizione
di Andrea - 20.01.2013 19:01
ESTESTEST
Astrit Dakli
-
Un mezzo trasloco
di a. d. - 16.01.2013 15:01
NAPOLI CENTRALE
Francesca Pilla
-
Gomorra2, e che fiction sia
di francesca - 13.01.2013 16:01
POPOCATÉPETL
Gianni Proiettis
-
I comunicati zapatisti / 2 e fine
di gianni - 10.01.2013 03:01
AUTOCRITICA
Francesco Paternò
-
Ford Fiesta, MyKey è la tua
di fpaterno - 26.11.2012 19:11
SERVIZI









