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TERRA TERRA
18.12.2008
  • | di Manuela Cartosio
    Il petrolio sporco
    I mille abitanti di Fort Chipewyan, in prevalenza aborigeni, tifano perché il prezzo del petrolio, precipitato in pochi mesi da 147 a 50 dollari, resti basso. Quelli di Fort McMurray, invece, sperano che le quotazioni del barile risalgano quanto prima. Sono due centri (relativamente) vicini dell'Alberta, uno degli stati occidentali del Canada. Fort McMurray è una città nata quasi dal nulla sull'onda del boom del petrolio ricavato dalla sabbie bituminose. E' un processo molto costoso, oltre che molto elaborato e inquinante. Far zampillare dal deserto un barile di greggio costa 2 o 3 dollari. Ce ne vogliono almeno 15 per ricavarne altrettanto dalle sabbie bituminose nelle miniere a cielo aperto dell'Alberta. Più il petrolio cresce di prezzo (e più diminuisce quello a portata di trivella), più le sabbie bituminose sono concorrenziali e remunerative.
    Del boom, iniziato in sordina negli anni Cinquanta, gli abitanti di Fort Chypewyan si sono beccati le conseguenze negative. Si ammalano con una frequenza tripla rispetto alla media. E, soprattutto, in una comunità così piccola in pochi anni si sono registrati cinque decessi per colangiosarcoma, un raro tipo di tumore ai dotti biliari (la sua incidenza normale è di un caso per 100 mila persone). Gli abitanti del villaggio, spalleggiati dai medici, sono convinti che malattie e decessi siano causati dall'inquinamento del fiume Athabasca e della falda acquifera. Gli scarti della lavorazione delle sabbie bituminose, contenenti arsenico, mercurio e idrocarburi policiclici aromatici, vengono depositati in enormi bacini. Suncor, una delle tre compagnie che hanno la concessione per sfruttare le sabbie bituminose, ha ammesso in passato un'unica perdita, e di piccola entità, da un bacino. Residenti ed ambientalisti sono convinti che le rotture degli argini siano frequenti e che i veleni filtrino da tempo nel terreno.
    Per separare il bitume dalla sabbia serve un'enorme quantità d'acqua. Il polo di Fort McMurray produce ogni giorno 1,8 milioni di litri di residui. i bacini coprono ormai una superficie di 130 chilometri quadrati. Dove prima c'erano foreste, ora ci sono o crateri di terra brulla o vaste pozze di scarti dove gli uccelli annegano incatramati.
    Non è finita. Per spremere petrolio dalla sabbie bituminose occorre tanta energia. Il processo, quindi, sviluppa una quantità di anidride carbonica tripla rispetto all'estrazione di petrolio con trivella. Per questo gli ambientalisti definiscono «petrolio sporco» quello ricavato dalle sabbie bituminose. Che sono la ragiona principale che impedisce al Canada di rispettare i parametri sia di Kyoto che delle Nazioni Unite. Lo stato dell'Alberta ha annunciato un piano per catturare e immagazzinare 5 milioni di tonnellate di Co2 entro il 2015. Briciole, replica l'istituto Pembina, un think tank ambientalista di Calgary: entro il 2020 le tonnellate emesse saranno 141 milioni.
    Greenpeace preme perchè non siano rilasciate nuove concessioni per lo sfruttamento delle sabbie bituminose. Ma la superficie già data in concessione a Suncor, Syncrude e a un consorzio guidato dalla Shell misura 65 mila chilometri quadrati. Si stima che le riserve di petrolio nelle sabbie bituminose dell'Alberta ammontino a 173 miliardi di barili (solo l'Arabia Saudita può vantare riserve più consistenti). Il Canada è il maggior esportatore di petrolio negli Usa. Nell'Alberta un abitante su sei ricava il suo reddito dall'industria petrolifera. Dunque, scavi e inquinamento proseguiranno.
    Abbiamo tratto queste informazioni da un'inchiesta sul campo della Bbc.
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