mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
07.01.2009
-
| di Fulvio Gioanetto
Le acque dorate del Perù
Cajamarca, regione andina del nord del Perú. La «città delle spine» in lingua quechua, acclamata nei depliant turistici come «autentica città del carnevale peruviano», è una regione cresciuta in fretta e in modo incontrollato. Quarta nelle statistiche nazionali per la produzione di latte, terza per livelli di denutrizione. Il «benessere» qui è arrivato con l'estrazione mineraria. Nel giugno 2000 la regione è balzata alle cronache per una grave contaminazione da mercurio nel distretto di Choropampa, quando un migliaio di famiglie sono rimaste intossicate e una trentina di abitanti sono morti (www.foei.org). La stampa la definì «la maggiore e più grave contaminazione da mercurio inorganico mondiale». Padrona e signora delle ricchezze minerarie della regione (oro, rame, argento, zinco, piombo) è la famiglia Benavides, socia azionista della Newmont Mining Corporation che controlla ormai il 60% dell'estrazione d'oro in Perù. Il distretto di Encañada, dove opera la compagnia, registra una denutrizione cronica fra il 67 e l'85%; analisi delle acque del Rio Grande Porcon, e delle trote morte nel medesimo fiume, effettuate dal municipio, hanno segnalato la presenza di alluminio, arsenico, mercurio e zinco. Che strano che lo studio di «impatto ambientale» presentato dall'impresa mineraria prima di iniziare le attività non facesse menzione dell'uso di arsenico nel processo di liscivazione, né del mercurio quale sottoprodotto finale. Fra il 1996 e il 2006 il trattamento dell'acqua potabile contaminata è costato 180.000 dollari. «La compagnia mineraria contamina, il costo del risanamento va sulla bolletta dell'acqua pagata dai cittadini».
Quindici anni fa un orgoglioso presidente Fujimori aveva esibito il primo lingotto d'oro estratto: gli investimenti nascondevano i danni ambientali e i diritti dei lavoratori. Ma i tempi cambiano. Ora la potente compagnia mineraria Mysrl Yanacocha/Newmont estrae oro e argento in modo «sostenibile e appoggiando progetti comunitari», a quanto dice. Quest'anno ha addirittura ricevuto il primo premio nazionale per il progetto di responsabilità ambientale, consegnato dal presidente della repubblica Alan Garcia. Infatti, dopo aver quasi completamente dinaminato e distrutto una montagna a Cushuro per estrarre oro, nella sua magnanimità e creatività ambientale, la compagnia ha deciso di riutilizzare quello che resta di una zona estrattiva per raccogliere acqua piovana per i «poveri assetati abitanti della regione». Sembra che il progetto del bacino idrico San José, che sarà completato nel maggio 2009, fornirà acqua potabile ad allevatori, contadini e popolazione intera.
Eppure molto non sono del tutto convinti dei benefici del progetto, nonostante il bombardamento mediatico in atto. Per le forti pressioni laterali e verticali, il bacino artificiale che conterrà sei milioni di metri cubici d'acqua presenta già filtrazioni nelle parti basse e fratture nella cresta del bacino di immagazzinamento. Inoltre la montagna a ridosso delle città di Cajamarca e Baños del Inca è già fratturata internamente con rischi di alluvioni. Molti ricordano che la miniera opera nella parte più alta della valle di Cajamarca, dove hanno origine tre microconche fluviali. Prima potevano attingere senza limitazioni le acque di questi fiumi e quella incanalata nei canali di Encajon Collotan, Quishuar, Llagamarca e Shacha, parte dei quali sono ormai secchi. Scrive il Comitato in difesa di Cajamarca: «tutto questo la compagnia mineraria Yanacocha lo chiama protezione ambientale e il governo sviluppo economico sostenibile».
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