mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
17.02.2009
-
| di Fulvio Gioanetto
Avvelenati dalla soja
Il progetto «Smettete di affumicare con gli agrochimici» (www.grr.org.ar/campana.pdf) è sorto nel 2005 in Argentina come movimento di solidarietà alle madri di Ituzaingó, un gruppo di donne che abitavano un quartiere periferico della provincia di Cordoba. Si tratta di una zona urbana che risente di una pesante contaminazione dall'uso indiscriminato di fitofarmaci (o pesticidi), tanto che vi si registravano oltre 200 casi di tumori in pochi anni su una popolazione di appena 5000 abitanti. Attorno alla protesta di quelle donne si è in seguito raccolta una miriade di associazioni sociali e ambientali della cittá di Santa Fe e delle province di Cordoba, Buenos Aires e Entre Rios.
La crescente espansione della monocoltura di soja ha ormai eliminato le tradizionali cinture verdi di frutteti, orti familiari e piccoli allevamenti che costituivano una fonte alimentare importante per migliaia di argentini che vivono nelle città. La soja ormai domina tutto, per la precisione la varietà transgenica Roundup Ready, brevettata dalla Monsanto: è una soja resistente all'erbicida Roundup, nome commerciale del glifosato, anche quello prodotto dalla stessa Monsanto (anche se il brevetto è ormai scaduto). Adesso i trattamenti fitosanitari con questi agrochimici si effettuano vicino alle case, i residui dei trattamenti aerei schizzano sulle zone abitate, mentre la pulizia dei macchinari e lo stoccaggio delle sementi negli enormi silos, situati nei centri storici delle cittadine periferiche, spesso si svolgono direttamente tra le abitazioni degli agricoltori.
In Argentina si coltivano attualmente 18 milioni di ettari con soja transgenica e si consumano circa 200 milioni di litri di glifosato annualmente. E´ risaputo che nel «pacchetto agroindustriale della soja transgenica RR» é incluso l'insostituibile erbicida Poea, che viene direttamente applicato alle sementi.
Questo modello è sinonimo di distruzione di biodiversità e di catastrofe sanitaria ormai già visibile in alcune province, come appunto quelle di Cordoba e Santa Fé, dove l'incidenza di tumori e danni neurologici alla popolazione è impressionante.
Le proteste cittadine sono all'ordine del giorno, cosí come le denunce e le risoluzioni giudiziarie contro questo avvelenamento massiccio. Anche se il governo federale della Kirchner non ha finora prestato attenzione al problema, alcuni municipi hanno emesso ordinanze che fissano per le coltivazioni di soja siano una distanza minima di 4 chilometri dal centro abitato; altre obbligano gli agricoltori ad avvisare la popolazione almeno 48 ora prima che si effettuino i trattamenti con gli agrochimici. Nonostante gli interessi economici in favore di quest'industria siano enormi, e le campagne di disinformazione delle associazioni di produttori di soja e delle transnazionali ben orchestrate, programmi televisivi nazionali come quello della Liga (Telefe) o radiofonici della Radio Nazionale AM870 Horizonte Sur (http://horizontesurblog.blogspot.com/) hanno permesso a milioni di cittadini di conoscere questo risvolto taciuto dell'industria agrolimentare della soja argentina.
Si legge nel rapporto: «Non esistono guadagni, per quanto enormi siano, che possano attenuare questi crimini. Crimini che si ripetono quotidianamente nelle province rurali argentine e sono la conseguenza della voracitá senza limite di questo business, dell'inapplicazione delle leggi. Questa presentazione offre la opportunitá di prendere coscienza e di fare qualcosa per bloccare questo genocidio».
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