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TERRA TERRA
04.03.2009
  • | di Fulvio Gioanetto
    Movimento delle acque
    Luis, Martha e i loro tre figli fanno le ronde lungo una strada polverosa e sterrata. Siamo a Palmarejo, nella zona conosciuta come Altos de Jalisco, nel centro del profondo Messico rurale. C'è molta gente. Molti vengono da Temacapulin, Palmarejo e Acasico, dove le case e le terre di 700 famiglie saranno inondate per la costruzione del complesso idroelettrico di El Zapotillo. Fornirà tra l'altro acqua alle sempre più assetate grandi cittá di Leon, Guanajuato e per l'industria della megapoli Guadalajara. Con una diga che servirà a travasare l'acqua del fiume Santiago nel bacino idrico del fiume Lerma, il principale del centro del Messico. Un progetto idroelettrico la cui realizzazione, che terminerà nel maggio del 2012, creerá «migliaia di posti di lavoro«, come dichiarava il sindaco del municipio di Cañada di Obregon, dal quale dipendono amministrativamente le famiglie coinvolte. All'inizio di gennaio la Commissione statale per i diritti umani dello stato di Jalisco ha emesso un verdetto che obbliga il governo statale a sospendere i lavori di costruzione fino a che le imprese costruttrici e le autorità implicate non abbiano presentato gli studi tecnici e quelli di impatto ambientale e sociale. Chiedendo inoltre che si rispettino i diritti umani degli abitanti di queste tre popolazioni. Una buona parte di queste persone non accetta la riubicazione programmata, né tantomeno l'idea di vendere le loro terre.
    Piú a sud dello stato, nel municipio di Hostotipaquillo, lo stesso scenario. In questa zona costruiranno il megaimpianto idroelettrico La Yesca, deviando le acque del fiume Santiago. Sará «la diga più alta del mondo nel suo genere», come dichiarano orgogliosi gli esperti della Commissione statale elettrica (Cfe), presentando i bozzetti di una cortina di cemento di 210 metri di altezza. «Verranno turisti, ci sarà talmente tanta acqua che tutti potranno pescare in abbondanza». Peccato che inonderá le comunitá di Paso de la Yesca y Mesa de las Flores. Dice Juan Carlos: «Il pesce lo peschiamo sempre, qui siamo nati e la terra dove viviamo é nostra. Per quello che concerne il turismo noi stessi lo possiamo gestire e invitare i turisti a conoscere questa bella zona. Non vogliamo che ci rubino l'acqua e le risorse naturali».
    Gli abitanti di queste due zone non conoscevano né specialisti né esperti che potessero appoggiarli con dettami tecnici, né gente che potesse essere solidale con la loro lotta. Informata dalla stampa, la carovana ecologista «Acque in movimento» ha visitato le comunitá. Trovando conferme ai sospetti della gente, nell'accertare per esempio che la megadiga della Yesca avrà, se costruita, un funzionamento irregolare per la possibile mancanza di acqua. È stata riscontrata anche l'assenza di analisi tecniche su quel che implica il travaso di acqua da un bacino fluviale all'altro e sugli impatti ambientali che avranno tutti questi impianti progettati sul fiume Santiago.
    Alle assemble ha partecipato gente organizzata, che ha già lottato contro altri impianti nello stato: nella Sierra del Tigre, nel Salto, a Juanacatlan. Tra la comunità del Salto per i travasi di acque contaminate già si sono registrati settecento casi di tumori. In quella di Acasico, dove «ci promettevano case nuove, terre fertili e al momento dell'esproprazione un generoso indennizzo. Ora ci offrono 100 dollari e con questo non possiamo comprare niente. Sono stati solo inganni».
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