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TERRA TERRA
05.03.2009
  • | di Alberto D'Argenzio
    La foglia di coca
    Papa Leone XIII e il suo successore Pio X andavano pazzi per il Vin Mariani, un'invenzione di Angelo Mariani, chimico francese di origine corsa che nel 1863 ebbe la brillante idea di trattare del Bordeaux con foglie di coca peruviana. Il tonico divenne un successo commerciale che conquistò anche la Regina Vittoria e Thomas Edison. Non solo, il Vin Mariani nel 1885 diede a John S. Pamberton l'intuizione giusta per creare la Coca-Cola, prima con alcol e poi senza. I tempi da allora sono cambiati, la pianta di coca ha subito un ostracismo crescente fino a entrare nel 1961 nella lista delle sostanze stupefacenti dell'Onu. «È come se sotto il proibizionismo avessero dichiarato illegale l'uva perché se ne produce il vino», dice Christian Inchauste, ambasciatore boliviano a Bruxelles. Inchauste ha partecipato ieri a un'audizione pubblica alla sede del Parlamento europeo di Bruxelles dal titolo «Dalla Persecuzione alla Proposta per un commercio legale dei prodotti derivati dalle foglie di coca». «Vogliamo - spiega Inchauste - creare un'alleanza tra parlamenti, governi, società civile e organizzazioni per togliere la foglia dalla lista nera dell'Onu. Dobbiamo creare una massa critica per dimostrare che la pianta e la cocaina prodotta da quella pianta non sono la stessa cosa». L'audizione non cade a caso: giovedì prossimo a Vienna inizia il dibattito sulla strategia Onu sulle droghe, che durerà forse un paio d'anni e che il governo boliviano spera di utilizzare per trovare alleati internazionali. Al momento il Paraguay e anche altri governi sudamericani starebbero studiando la proposta di Evo Morales. Già due volte, nel dicembre 2004 e nel marzo 2008, il Parlamento europeo ha approvato risoluzioni, entrambe firmate dall'eurodeputato di Rifondazione Giusto Catania, in cui si chiedeva all'Onu di togliere la foglia di coca dalla lista nera.
    Ora dall'audizione del Parlamento arrivano delle proposte pratiche. «Vogliamo definire un processo di utilizzo industriale delle foglie», spiega Catania. In Bolivia è già attivo un progetto, finanziato dalla Ue con un milione di euro, che punta a definire quanta coca è consumata per uso tradizionale, come masticazione e alimentazione, e quanta può essere avviata a un uso commerciale legale. «Dobbiamo assicurare ai contadini un mercato per le loro foglie - continua Catania - mentre tutta la quantità eccedente è chiaro che finisce al narcotraffico ed è questa, solo questa, quella che va combattuta». Insomma, un piano di commercio legale e contrasto al traffico di droga. «Sono due passi nella stessa direzione - insiste Inchauste - due settimane fa Morales è stato a Mosca e Parigi per chiedere mezzi contro il narcotraffico, visto che ora gli Usa non ci danno più finanziamenti. Russia e Francia hanno risposto positivamente».
    Quanto all'uso industriale, le applicazioni non mancano. La lidocaina e gli anestetici, in primis, ma anche tessuti, tè, caramelle, sciroppi (anche contro l'alcolismo), dentifrici, alcolici, come l'Agwa de Bolivia, liquore in vendita ad Amsterdam (però a 50 euro la bottiglia). I benefici di un uso alimentare della foglia non sarebbero pochi. Nel 2004 il fisiologo boliviano José Urtado ha presentato una ricerca secondo cui l'uso alimentare delle foglie di coca diminuisce la dipendenza dalla cocaina, senza produrre effetti dannosi per l'organismo. Non a caso le prime immagini scultoree che provano l'uso per masticazione e alimentazione della coca in Bolivia risalgono a 3.000 anni fa. Guardando invece al futuro, Catania proporrà presto alla Coop di commercializzare il tè alla coca in Italia.
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