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TERRA TERRA
22.05.2009
  • | di Patrizia Cortellessa
    I Dongria hanno perso
    Anni di mobilitazioni, blocchi, petizioni, appelli agli azionisti della compagnia mineraria britannica Vedanta Resources - di proprietà di Anil Agarwal, multimiliardario indiano - in una battaglia che ha raccolto attorno a sé, anche fuori dall'India, la solidarietà di ambientalisti, attivisti sociali e per i diritti civili. Ma non è bastato, così come non sembrano serviti a nulla i risultati di precedenti studi che dimostravano come il progetto della Vedanta avrebbe distrutto la foresta, inquinato i fiumi e i torrenti, minacciato le varie specie di animali e gli ecosistemi presenti in quella zona. E avrebbe, ovviamente, cancellato l'esistenza dei Dongria Kondh. Ottomila persone, una tra le popolazioni aborigene più isolate del continente indiano che vivono, o forse bisognerebbe dire vivevano in una zona remota dello stato di Orissa (India orientale), sulle montagne contese di Niyamngiri o "Niyam Raja", come la chiamano loro. La cultura, l'identità e il sostentamento dei Dongria dipendono interamente da quelle colline.
    Il ministero indiano dell'ambiente e delle foreste qualche giorno fa ha rilasciato infatti l'autorizzazione necessaria alla Vedanta Resources per iniziare i lavori a Niyamgiri.
    Il progetto della Vedanta e della sua filiale Sterlite - che ancor prima di ottenere l'autorizzazione ha costruito ai piedi di Niyamgiri una gigantesca raffineria di allumina a causa della quale centinaia di persone hanno perso le loro case - prevede il disboscamento graduale della montagna, da sempre difesa dai Dongria, a iniziare dalla cima, per aprire una miniera di bauxite a "cielo aperto". L'estrazione di questo minerale alimenterebbe così la raffineria di allumina costruita non lontano, presso la cittadina di Lanjigarh, e dovrebbe produrre inizialmente 1 milione di tonnellate di allumina all'anno.
    Perché non è ricca solo di foreste, montagne e paesaggi stupendi quella zona remota dell'Orissa, da anni al centro della contesa. Sono soprattutto i grandi giacimenti minerari di carbone, ferro e bauxite a pesare sul piatto della bilancia del profitto molto di più della valutazione di impatto ambientale e della perdita di mezzi di sopravvivenza a cui saranno condannati le popolazioni native che su e di quelle montagne hanno sempre vissuto. Per perorare la loro causa, in precedenza, i Dongria, oltre a difendere con le unghie e con i denti i loro territori ancestrali, avevano inviato per ben due volte una delegazione a Londra, in occasione dell'assemblea degli azionisti di Vedanta, e un anno fa avevano presentato una petizione alla corte suprema indiana. Ma il pronunciamento di quest'ultima era stato, neanche a dirlo, a favore del progetto minerario. Circa un mese fa, sempre a Londra, veniva presentato presso la House of Commons del Parlamento britannico, un filmato dal titolo "Mine: story of a sacred mountain" (Miniera: storia di una montagna sacra"), realizzato dall'organizzazione per i diritti dei popoli indigeni Survival International, che raccontava dall'inizio la storia della miniera di bauxite, vista con gli occhi dei Dongria Kondh. Qualche giorno fa è arrivata la doccia fredda. E le ruspe, così come altri tipi di macchinari pesanti, potrebbero arrivare sulla "montagna sacra" già fra poche settimane, con i Dongria Kondh che si vedrebbero costretti a sloggiare
    La compagnia mineraria, come da copione, promette un risarcimento.
    Ma i Jharnia (nome che si sono dati i Dongria Kondh, che significa "protettori dei torrenti") avvisano che continueranno a lottare pacificamente.
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