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TERRA TERRA
01.07.2009
  • | di Patrizia Cortellessa
    La maledizione di Libby
    L'Environmental Protection Agency (Epa), Agenzia americana per la Protezione Ambientale, ha proclamato lo stato di emergenza sanitaria e posto sotto osservazione la cittadina di Libby, nel Montana, dove vivono circa 2.600 persone, imponendo che siano aumentate le misure di sicurezza e ordinando la chiusura di tutti i giacimenti della locale miniera di vermiculite. La crisi sanitaria a Libby purtroppo non è una novità. Il pronunciamento dell'Epa con questi toni invece sì. Finalmente. Perché a Libby un'intera comunità si è ammalata e continua ad ammalarsi a causa di quella miniera, attiva dal 1963 e chiusa nel 1990, un giacimento di vermiculite sfruttato dalla multinazionale W.R. Grace and Company. La vermiculite, che contiene amianto, è usata in molti prodotti commerciali: per coibentare i soffitti, per riempire murature, nei materiali ignifughi, e/o come materiale di veicolo per pesticidi e fertilizzanti. Finora - secondo stime ufficiali - a Libby sono registrati 200 decessi per malattie legate all'asbesto. Erano persone che lavoravano nella miniera vicino la città, ma anche mogli di minatori. Altri ancora si sono ammalati perché avevano giocato in quella zona da piccoli, magari vicino l'asilo nido. Perché quando nel 1990 la W.R. Grace chiuse la miniera e vendette le sue proprietà contaminate a acquirenti del posto, non rivelò certo la vastità della contaminazione. Così su una delle zone fu costruito, oltre a un residence, anche un asilo nido. Una storia di negligenze e di superficialità in cui troppi hanno tenuto un occhio chiuso, se non entrambi. La presa di posizione dell'Epa poteva infatti (e doveva) essere presa molto tempo fa, perché che a Libby ci fosse una grave crisi sanitaria era cosa tristemente nota da tempo. Già nel 1999 fu aperta un'inchiesta sull'ex miniera e i funzionari incaricati all'epoca dell'indagine scoprirono che, da un rapporto della stessa Epa del 1982, risultava che erano stati trovati livelli di amianto allarmanti nel minerale estratto dalla miniera e usato da Grace per i suoi materiali da costruzione. Il rapporto fu archiviato. L'Epa aprì una ulteriore inchiesta, stavolta interna, per capire il perché di quell'archiviazione. La Grace ha continuato intanto a commerciare i suoi speciali materiali isolanti da costruzione per molto tempo ancora, mentre i lavoratori degli stabilimenti della multinazionale che lavoravano la vermiculite estratta da quella miniera iniziavano ad ammarlarsi. E non solo a Libby, dove le morti per amianto sono iniziate circa 40 anni fa, con una frequenza superiore in percentuale da 40 a 60 volte la media nazionale. Un portavoce dell' Epa ha dichiarato anche che il Dipartimento di Salute e Servizi Umani ha deciso di mettere a disposizione 6 milioni di dollari per l'assistenza sanitaria ai cittadini della città e che si impegnerà inoltre ad informare gli americani dei pericoli che possono ancora correre, visto che il rischio potrebbe annidarsi in casa, nei materiali isolanti usati per la veranda e il tetto. Ma se da una parte viene dichiarata l'emergenza sanitaria, dall'altra arriva la doccia fredda. Un mese fa la Corte federale americana di Missoula, a conclusione del processo che vedeva salire sul banco degli imputati la W.R. Grace and Company e tre suoi dirigenti con l'accusa di aver contaminato consapevolmente con amianto la città e di aver poi fatto di tutto per nascondere la verità, ha assolto tutti con decisione unanime: il disastro c'è stato ma non si è trattato di un atto criminale. Nessun colpevole, dunque. Mentre il numero dei morti, a Libby, è destinato ad aumentare.
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