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TERRA TERRA
04.07.2009
  • | di Marina Zenobio
    Lugo, sfida al glifosfato
    Era la primavera del 2003 quando Silvino Villasboa morì, a soli 11 anni, per avvelenamento da esalazioni tossiche provocate da prodotti agrochimici utilizzati nella piantagione di soia vicine alla comunità paraguayana di Pirapey, dipartimento di Itapúa. È l'unico di cui conosciamo il nome ma, secondo una nota dell'agenzia latinoaemricana Adital, in terra guaranì i bambini continuano a morire e molti nascono con malformazioni a causa dei 24 milioni di litri di prodotti agrotossici utilizzati annualmente in Paraguay. Un paese dove il 77% delle terre - su un totale di 406.752 chilometri quadrati - è nelle mani dell'1% della popolazione e ogni anno 1.250 ettari di queste terre sono utilizzati per coltivare soia, in particolare la varietà Roundup Ready (della Monsanto), geneticamente modificata per resistere al diserbante Roundup (anch'esso prodotto da Monsanto, che ne conserva la leadership delle vendite nonostante che il brevetto sia scaduto - nel 1994 in Europa e nel 2000 negli Usa - e la sua produzione sia stata quindi aperta ad altre aziende) di cui infatti è abbondantemente irrorata: è un erbicida a base di glifosfato mischiato con una sostanza tensioattiva denominata polioxietileno-amina (Poea).
    La stessa tolleranza dei semi al glifosfato non è data però agli umani. A sei anni dalla morte di Silvino, sua madre, Petrona Villasboa, è diventata una dirigente del Coordinamento delle organizzazioni di donne lavoratrici rurali e indigene (Conamuri), presenti soprattutto a Itapúa, Canindeyú, Caaguazú e in Alto Paraná, principali dipartimenti paraguayani produttori di soia. Il loro impegno sociale ha fatto sì che ad aprile (a un anno esatto dal suo insediamento) il presidente di centrosinistra, Fernando Lugo, firmasse il decreto n. 1937/09, che ordina misure per un uso adeguato di pesticidi nella produzione agropecuaria. Ma già il mese dopo, lo scorso maggio, il senato paraguayano ha approvato la legge sul «Controllo dei prodotti fitosanitari per uso agricolo», in netta contrapposizione col decreto presidenziale - è stato possibile perché Lugo, in parlamento, non ha la maggioranza.
    Infatti, se da una parte il decreto presidenziale prevede - sul controllo delle piantagioni da fumigare - la partecipazione del Servizio nazionale per la qualità di vegetali (Senave) e quella dei ministeri di salute e ambiente, la legge votata al senato dispone invece che solo al Senave spetti il compito di registrare e controllare l'utilizzo di prodotti agrochimici. Un altro dispositivo del decreto Lugo stabilisce la creazione di una striscia boschiva ad almeno 100 metri dai corsi d'acqua e come barriera che divida le coltivazioni irrorate con pesticidi dalle zone di agglomerati urbani. Questo perché da un'indagine della Società paraguayana di pediatria, realizzata tra marzo 2006 e febbraio 2007 a Itapúa, il 40% dei bambini nati da madri entrate in contatto diretto o indiretto con agrotossici sono nati con malformazioni; donne che, durante la gravidanza, vivevano a meno di un chilometro dalle coltivazioni di soia. La legge del senato invece riduce a 50 metri di distanza la fascia protettiva di boschi e rende flessibile la normativa in merito all'utilizzo di prodotti chimici tossici.
    Insomma, una legge tutta a favore dei grandi produttori di soia che renderà ancora più difficile le condizioni di vita dei contadini e degli indigeni guaranì. Lo scontro tra i due poteri dello stato genera aspettative e in molti si chiedono cosa farà alla fine Lugo, se firmerà o rigetterà questa norma legislativa a favore del suo decreto, sfidando la minaccia di sciopero dei latifondisti.
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