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TERRA TERRA
21.07.2009
  • | di Fulvio Gioanetto
    La lunga lotta dei Nahua
    Il territorio del popolo indigheno messicano nahua, fra la costa del Pacifico e la Sierra Madre, comprende l'80% del territorio del litorale costiero dello stato di Michoacan. Dalla spiaggie vergini incontaminate, dove le uniche infrastrutture turistiche presenti sono capanne gestite dalle comunità stesse si passa ad aspre montagne della Sierra madre, dove i nahuas continuano a coltivare mais, karkade, mango, banano e altri frutti tropicali in una cinquantina di piccoli villaggi. Le comunità da anni lottano contro le compagnie minerarie straniere che a poco a poco, approfittando della povertà degli abitanti, hanno preso in affitto a prezzi ridicoli pezzi di montagne per espandere le estrazioni di ferro, rame e altri metalli.
    Da generazioni le comunità nahua di Santa Maria de Ostula possiedono e proteggono anche la Canaguancera, un territorio di 700 ettari lungo la costa dello stato messicano di Michoacan. Le minacce di invasione sono frequenti. In passato la risorsaa più ambita dell'area era il legname pregiato; adesso ci sono allevatori alla ricerca di sempre nuovi pascoli e uomini d'affari alla ricerca di lotti per edificare villette e hotels lungo le incontaminate spiagge di questa zona ancora vergine della costa del Pacifico. Fra narcotrafficanti (legati al turismo)., investitori immobiliari, imprese minerarie e allevatori che rivendicano i suoli, il territori nahua è sotto continui attacchi.
    Un paio di mesi fa il Tribunale Agrario Superiore, la massima autorità nel campo dei conflitti sulle terre, aveva dato ragione alla comunità indigena, confermando una decisione del 1964 che assegnava le terre appunto ai nahua. Giorni fa dopo l'incursione di un gruppo di sicari che hanno sparato contro alcune donne e bambini ha provocato una mobilitazione generale di tutte le comunità indigene della zona. Trecento indigeni di Ostula, Pomaro e Coire hanno blolccato l'unica strada costiera. In risposta l'esercito ha circondato l'area.
    La comunità ha comunicato che «le terre che i ricchi caciques avevano invaso sono nuovamente sotto nostro controllo e sono presidiate dalla polizia comunitaria delle tre comunità sorelle. Siamo in stato di massima allerta. Chiediamo ai popoli indigeni messicani e del mondo, alla società civile nazionale e internazionale di appoggiare la nostra giusta lotta aiutandoci con viveri, medicine e con commissioni di pacificazione». E la risposta all'appello, al quale hanno dato risonanza le radio comunitarie e la militanza via internet, non si è fatta attendere. Centinaia di persone fra indigeni (purépecha, wikarikas,yaquis, otomí ), studenti, semplici cittadini, gruppi di ambientalisti, in caravane e auto si sono recati a Ostula. Riuscendo innanzitutto a iniziare una trattativa che ha permesso di rimuovere i blocchi dell'esercito, di consegnare alle autorità statali gli attaccanti e di installare un insediamento permanente di controllo.
    I nahua rivendicano il diritto a difendersi anche con la polizia comunitaria, struttura popolare. La loro rivendicazione territoriale é espressa nel Manifesto de Ostula, approvato dalla XXV assemblea plenaria del Congresso Nazionale Indigeno della regione Centro Pafico, il 17 giugno scorso, appena una settimana prima dell'attacco alla comunità nahua (http://enlacezapatista.ezln.org.mx/varios/1989). Nel documento, firmato da una lunga lista di popoli, nazioni, in merito al caso di Canaguancera si legge: «Insistiamo sul fatto che la terra, nostra madre, non si vende. Con la vita si difende».
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