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TERRA TERRA
04.08.2009
  • | di Marina Zenobio
    Sol d'Africa per l'Europa
    Sono 12 le imprese tedesche che hanno sottoscritto un progetto congiunto - denominato Desertec - che prevede di coprire, entro il 2020, almeno il 15% della richiesta di energia elettrica in Europa. Il tutto tramite la creazione di una mega centrale termosolare da posizionare nel deserto del Sahara (area del Maghreb), il cui costo si aggira intorno ai 400 mila milioni di euro e di cui usufruiranno anche alcuni paesi nordafricani e del Medio oriente.
    Tra le imprese che stanno investendo in questo ambizioso progetto ci sono il gigante dell'industria elettronica Siemens, la Deutsche Bank, la Munich Re assicurazioni, le compagnie elettriche E.On e Rwa. Nel corso della presentazione del progetto, tenutasi a Monaco a metà luglio, i firmatari di Desertec hanno ribadito l'importanza che l'uso di fonti energetiche rinnovabili riveste per il futuro del pianeta, guadagnandosi il plauso di Greenpeace che ha definito il progetto una delle risposte più intelligenti ai problemi ambientali ed economici del nostro tempo; è ora di ampliare l'uso delle fonti rinnovabili e di dire addio ai combustibili fossili e alle centrali nucleari.
    Per Torsten Jeworreck, gerente di Munich Re, le catastrofi ambientali causate dal cambio climatico costituiranno a lungo termine un problema ben più grave persino dell'attuale crisi finanziaria e, secondo le statistiche raccolte dalla compagnia assicuratrice negli ultimi decenni, gli eventi catastrofici stanno crescendo del tre o quattro per cento ogni anno.
    Le centrali termosolari, i cui primi prototipi risalgono al 1985, usano specchi e lenti di ingrandimento per concentrare l'energia solare in modo da elevare la temperatura dell'acqua contenuta in grandi recipienti e producono elettricità attraverso il passaggio del vapore che fuoriesce da un sistema di turbine. Il Centro Aerospaziale Tedesco (Dlr) e il Club di Roma, che stanno collaborando al progetto, hanno calcolato che la centrale termosolare nel Maghreb potrà arrivare a produrre fino a 100 gigawatt e il costo stimato include anche il tiraggio di cavi ad alto rendimento attraverso il mar Mediterraneo. Una cablatura sotterranea che, secondo il DLR, per distanze di circa 500 o 600 km dovrebbe costare tra il 10 e il 20 per cento in più rispetto a quella aerea, ma senza emissioni di radiazioni elettromagnetiche. Secondo il Club di Roma, poi, il calore residuo del processo di produzione di elettricità può essere utilizzato per desalinizzare l'acqua marina e l'eccedenza dell'energia prodotta di giorno può essere stoccata in batterie da utilizzare durante la notte. Tutti assicurano che non sarà una nuova colonizzazione energetica del mondo arabo ma, al contrario, aiuterà anche gli stati dell'Africa del nord e del Medio oriente a coprire la propria richiesta energetica con risorse rinnovabili e proprie. Anche il ministro dell'ambiente tedesco, Signar Gabriel, sembra entusiasta del progetto definendolo tanto per le sue implicazioni nella politica energetica europea quanto per il suo carattere di programma di sviluppo per l'Africa settentrionale.
    Il progetto non è però immune da critiche. Il socialdemocratico tedesco Hermann Scheer - presidente del Consiglio mondiale per le energie rinnovabili - ha definito Desertec un altro superfluo generatore gigante al quale preferirebbe l'istallazione di tante centrali solari ed eoliche di più piccola portata. Scheer è fermo nella convinzione che Desertec non ridurrà la dipendenza energetica europea dalla Russia perché regioni intere di consumatori continueranno a dipendere comunque da alcuni grandi fornitori.
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