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TERRA TERRA
08.08.2009
  • | di Marina Zenobio
    Otto geni per un mais
    Si chiama SmartStax: è una nuova varietà di mais geneticamente modificato che combina ben otto diversi geni estranei, i quali lo rendono tollerante a erbicidi a base di glifosfato e glufonisato (come il noto Roundup della Monsanto) e, allo stesso tempo, resistente agli attacchi di due dei più diffusi insetti parassiti del mais. Il nuovo prodotto, risultato della collaborazione tra Monsanto e Dow AgroSciences (affiliata Dow Chemical), è previsto per il 2010: dalla prossima primavera dunque si stima che, tra Canada e Stati uniti, saranno piantati con semi StartStax circa 1,6 milioni di ettari. Un comunicato della Monsanto la definisce «la più estesa introduzione di semi biotecnologici nella storia dell'agricoltura, che aiuterà gli agricoltori a raddoppiare i propri rendimenti e a soddisfare, entro il 2030, la crescente domanda di mais per alimentazione e produzione di combustibile».
    C'è un problema però: né il ministero della salute canadese né quello degli Stati uniti, che hanno autorizzato la coltivazione commerciale del «nuovo» mais, hanno valutato i rischi eventuali della diffusione di questo nuovo organismo geneticamente modificato sulla salute umana e sull'ambiente. A lanciare l'allarme è la Canadian biotechnology action network, ong con sede a Ottawa che denuncia l'assoluta assenza di indagini sui rischi della coltivazione di mais StartStax. L'ente statale per la sicurezza alimentare dichiara (al quotidiano The Globe and Mail) che non ha condotto test di sicurezza perché si fida di quelli delle due aziende produttrici; queste però non hanno fatto test perché la legge non lo richiede. Secondo Lucy Sharratt, coordinatrice della Cban, i ricercatori preposti a tali indagini dal Ministero canadese per la sanità non hanno realizzato analisi sul nuovo organismo perché gli è bastato studiare gli otto geni introdotti nel seme di mais ognuno singolarmente. Ma è la prima volta che una varietà con un dna così complesso viene messo in libera circolazione in Canada, e per questo la ong ha chiesto il ritiro delle autorizzazioni alla vendita dello StartStax (un appello da sottoscrivere è su www.cban.ca). Cita la normativa del Codex Alimentarius, la commissione istituita da Fao e Oms per proteggere la salute dei consumatori e assicurare la correttezza degli scambi internazionali: questa prevede la valutazione sulla sicurezza relativa a coltivazioni di semi a cui sono state introdotte molteplici caratteristiche genetiche. Anche negli Stati uniti è partita la protesta, guidata per il momento dalla Consumers union e dall' American academy of environmental medicine (Accademica di medicina ambientale, Aaem). In un suo documento l'Aaem rende noto che «esiste più di un'associazione casuale tra gli alimenti geneticamente modificati e gli effetti dannosi per la salute», soprattutto in campo tossicologico, allergologico, delle funzioni immunologiche, riproduttive e delle malattie genetiche. Anche l'Accademia raccomanda una vera valutazione sulla sicurezza dell'utilizzo dei semi StartStax per uso umano, proprio come raccomandato dal Codex. Non sarà facile ottenerla: le normative Usa considerano i semi geneticamente modificati alla stregua degli equivalenti comuni, quindi non richiedono quindi alcun tipo di valutazione in materia di salute e sicurezza; difficile inoltre studiare i prodotti Monsanto o Dow Chemical senza il permesso delle company. Alle altre nazioni resta un'opzione: in assenza della valutazione di sicurezza, secondo la Consumers union, potrebbero decidere di rifiutare i semi StartStax, senza che ciò infranga le regole dell'Organizzazione mondiale del Commercio.
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