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TERRA TERRA
10.10.2009
  • | di Fulvio Gioanetto
    Venezuela: sale amargos
    Nel municipio di Miranda, nello stato di Zulia, Venezuela, l'impresa estrattrice di sale marino Produsal produce 654.000 tonnellate di sale all'anno, tutto destinato al mercato nazionale: 74% per la produzione industriale (per produrre il cloro per la potabilizzazzione dell'acqua, per ottenere carbonato di sodio sintetico e il cloro-soda per l'industria petroliera), 27% per uso umano e il restante 29% per consumo animale. Per produrre una tonnellata di cloro servono almeno 1.7 tonnellate di sale.
    Da gennaio a maggio, la gigantesca fabbrica pompa l'acqua salmastra dalle paludi Los Olivitos alle lagune artificiali di concentrazione e cristallizzazione da dove, per evaporazione solare, si ottiene il pregiato cloruro di sodio. La tecnica utilizzata provoca sostanze tossiche (conosciute tecnicamente come amargos) con effetti letali per gli ecosistemi acquatici e terrestri. I 4000 ettari di mangrovie affetti da quest'inquinamneto industriale nella riserva Los Olivitos appartengono ad un sito Ramsar per la protezione di zone umide fin dal marzo del 1993. Come se non bastasse, Produsal sta progettando di installare una tuberia per scaricare 400.000 tonnellate di questi resti tossici nel vicino lago di Maracaibo.
    La lobby al servizio di Produsal difende ovviamente quest'attività lucrativa, affermando che la produzione di cloro è necessaria per la disinfezione degli acquedotti del centroccidente del paese, mentre in realtá è destinata alla fabbricazione di Pvc.
    Il 70% delle azioni della Produsal venezuelana appartiene alla statunitense Cargill Inc., il resto alla Peqiven Sa, una filiale della impresa statale Petroleos de Venezuela Sa. La Cargill fu già implicata in un caso di contaminazione ambientale nella riserva acquatica Down edwards vicino a San francisco (California). Questa situazione ha già mobilizzato migliaia di pescatori artigianali della zona nord dello stato di Zulia. Organizzati attraverso la Asociacion de Pescadores de Ancon de Iturre, assicurano che «almeno 7000 pescatori sono danneggiati da questa attività che avvelena i boschi di mangrovie e i pesci nel rifugio della vita silvestre Cienaga de los Olivitos; le acque si stanno colorando di rosso e hanno un sapore troppo salato. Prima pescavamo una quarantina di specie di pesci commerciali che qui si riproducono e depongono le uova. A niente sono servite le denunce alle autorità ambientali e statali». Lo stesso dichiarano i consigli di pescatori artigianali del municipio. Lo scorso anno, quando Produsal tentò di aprire nella Bahia El tablazo la tuberia di scarico verso la spiaggia dove pernottano i pescatori, questi incendiarono una camionetta e distrussero una parte della tuberia. Una dei leader dei pescatori, la maestra Yuleida Huerta, è continuamente minacciata dai vigilantes dell'impresa, che recentemente aggredirono vari pescatori in Ancon de Iturre.
    La pesca artigianale costituisce una importante attività per la popolazione del municipio di Miranda, rappresentando un 33% delle attività economiche totali. Un gruppo di ricercatori dell'università di Zulia valuta che a causa di questo processo industriale, già si sono persi circa 2000 posti di lavoro per le famiglie delle comunità di Boca del Palmar e Quisiro che estraevano il sale in modo artigianale. Un altro studio, condotto dalla Audubon Society venezuelana, oltre a dimostrare la distruzione crescente delle paludi, segnala anche gli irreversibili danni ambientali per la deviazione e l'ostruzione negli estuari dei fiumi Cocuiza e Palmar che sboccano nella laguna-palude di Los Olivitos.
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