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TERRA TERRA
21.10.2009
  • | di Matteo Dean
    Il Messico scopre il litio
    L'impresa Pietro Sutti SA, d'origine evidentemente italiana ma oggi molto messicana, ha annunciato il 7 ottobre scorso la scoperta di un ingente giacimento di litio e di potassio in Messico. La notizia potrebbe passare inosservata, ma ha scosso la borsa di New York e ha solleticato gli interessi di mezzo mondo. E la ragione è proprio il litio. Questo minerale è essenziale nella produzione di batterie ricaricabili per automobili e quant'altro domani si muoverà senza l'uso del petrolio - e se questa è la tendenza prevedibile nell'imminente futuro, è evidente l'interesse delle grandi multinazionali per questo nuovo giacimento. Così, non ha torto il signor Martín Sutti Courtade, direttore generale di questa piccola impresa sinora sconosciuta, a dire che la scoperta potrebbe avere «un grande impatto sul mercato internazionale».
    Il litio è quotato 750 dollari al chilo alla Borsa di Toronto, e la piccola impresa messicana spera in contratti milionari con grandi multinazionali del minerale - che possiedono la tecnologia per l'estrazione e la lavorazione del minerale. Il giacimento si trova tra gli stati di San Luis Potosì e Zacatecas, nel centro nord del paese, su un'estensione di almeno 60.000 ettari. Secondo i calcoli presentati alla stampa, vi potrebbero essere almeno 2 milioni e mezzo di tonnellate del minerale. E siccome la Pietro Sutti SA non ne ha le capacità, allora il diritto di sfruttamento e lavorazione del prezioso minerale sarà ceduto a qualche grande impresa multinazionale. L'imprenditore messicano ne ha già citate alcune canadesi e statunitensi, come la Cormark Securities Inc e la Industry Report, ma forse anche imprese cinesi, coreane e australiane. In particolare, vi sarebbero negoziati in corso con la LG, coreana, che punta tra l'altro alla costruzione di batterie per automobili.
    La Pietro Sutti SA avrebbe già ottenuto tutte le concessioni sia per l'esplorazione che per l'estrazione del minerale. La scoperta infatti sarebbe avvenuta già qualche mese fa, ma l'impresa messicana avrebbe tenuto il segreto sino al giorno in cui il governo messicano le ha concesso tutti i diritti. Una procedura lunga, quella delle concessioni: ma per niente impossibile, in un paese come il Messico dove ormai tutte le risorse naturali vengono vendute al miglior offerente. Ed allora è facile capire che l'entusiasmo abbia conquistato presto anche le piazze commerciali internazionali che vedono in Messico la possibilità di sfruttare in pratica senza vincoli il sottosuolo.
    C'è un'altra ragione di tanto entusiasmo: sino a pochi giorni fa le speranze di ottenere litio portavano tutte in Bolivia, dove, nella regione del Uyuni, vi sarebbe il più grande giacimento al mondo. Martín Sutti lo ha chiarito subito: in Messico vi potrebbe essere un giacimento ancor più grande di quello boliviano. Il che faciliterebbe molto le cose alle imprese multinazionali. In Bolivia, infatti, la presidenza indigena guidata da Evo Morales non ci sente dall'orecchio dello sfruttamento privato delle risorse naturali: ripete che le risorse naturali della Bolivia sono dei boliviani; le imprese che vogliano sfruttare i nostri giacimenti, dovranno fare i conti con questo fatto. Ma ora c'è un'alternativa nel giacimento messicano. L'impresa messicana ha annunciato anche che l'estrazione potrebbe cominciare già nel 2011, quando si prevede possa essere pronta la prima istallazione adatta a tale scopo. E in barba a qualsiasi norma ambientale, l'estrazione potrà avvenire a cielo aperto, dato che il minerale si troverebbe a pochi metri di profondità.
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