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TERRA TERRA
31.10.2009
  • | di Fulvio Gioanetto
    La miniera del Chiapas
    Dopo tante proteste, blocchi stradali, picchetti, arresti di leaders indigeni, la vittoria. L'azienda mineraria canadese Linear Gold Corporation ha deciso di chiudere le attivitá estrattive del progetto Ixhuatán, nel nord del Chiapas, e addirittura di andarsene per sempre dallo stato, dove era uno dei principali etrattori d'oro. Una grande vittoria per le centinaia di comunitá indigene e gruppi di ejidos (cooperative contadine con proprietà collettiva della terra, istituite dalla Rivoluzione), che dal 2005 chiedevano risarcimenti per i danni ecologici, sociali ed economici causati nei municipi di Motozintla, Mazapa de Madero, Siltepec e Chicomuselo. Una vittoria otteniuta anche grazie al sostegno della Rema, Rete messicana dei danneggiati dalle miniere, nata proprio in Chiapas nel giugno 2008 da una trentina di organizzazioni di dieci stati.
    Linear Gold lascia dietro di sé montagne scoperchiate e corsi d'acqua e terre avvelenate. Nel comunicato-testamento dell'impresa mineraria si legge che «la compagnia ha portato multipli benefici sociali e un importante flusso economico nella regione. Sempre rispettosa degli usi e costumi delle comunitá e delle leggi ha avuto problemi con i piccoli proprietari dei terreni». Non dice però che in quattro anni ha estratto ben un milione di once d'oro e 4.4 milioni di once d'argento da queste terre.
    La battaglia contro le miniere si sta espandendo in tutta la zona della Sierra Madre, dove si conta già una cinquantina di concessioni ad aziende minerarie, che progettano di estrarre a cielo aperto oro, argento, barita, bauxite. Nello stesso municipio di Chicomuselo cova la protesta della piccola popolazione del ejido Grecia contro la compagnia mineraria canadese Blackfire. In decine di marce e blocchi stradali gli abitanti chiedono tra l'altro che l'azienda investa nel territorio municipale almeno un 4% dei propri guadagni in attivitá sociali.
    Secondo alcuni rappresentanti locali però questa tassa locale non risolve il problema: «Non si tratta di un problema di giustizia economica, ma di contaminazione, deforestazione e distruzione del suolo, della salute della nostra gente. Entrare nella logica del risarcimento economico significa occultare la vera dimensione del problema e privatizzarlo, pensando che gli unici danneggiati sono coloro che vivono nei pressi della miniera. Dimenticando che la conca del fiume Grijalva si satura di cianuro, le comunitá che stanno a valle sono contaminate, e la mancanza di boschi e di copertura vegetale sulle montagne provoca alluvioni ed erosione che distruggono case, terre e lotto agricoli» (www.otrosmundoschiapas.org).
    E i posti di lavoro offerti dall'attività mineraria alla popolazione locale? In generale sono pochi e mal pagati, senza contare che i pochi «fortunati» ottengono lavoro al prezzo di tensioni, pressioni e ostilità in seno delle stesse famiglie. I fatti lo dimostrano. Blackfire paga per le distruzioni ambientali causate ai 207 abitanti di Grecia 6.000 dollari mensili, che fanno appena 29 dollari al mese per famiglia. Così nell'ejido Morelia: qui l'impresa canadese paga 1500 dollari mensili per il diritto di transito, che si distribuiti fra i 68 abitanti sono un ridicolo mezzo dollaro al giorno per famiglia. E questo lo chiamano «sviluppo locale» o «progetto ad ampia sostenibilità socioeconomica».
    Alcuni dicono che per calmare le proteste e rassicurare gli «investitori canadesi» lo stesso governatore Juan Sabines è venuto sabato scorso a distribuire 35.000 piante di caffè. Ovviamente trasportate da veicoli della Blackfire.
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