mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
12.11.2009
-
| di Marina Forti
La fame della Fao
Ci risiamo. Si avvicina un nuovo vertice mondiale sulla «sicurezza alimentare» e i titoli dei giornali tornano ad avvertirci che «un miliardo di persone nel mondo soffre la fame cronica», mentre le varie agenzie dell'Onu fanno appello a mobilitazioni, aiuti, solidarietà. Come un ritornello un po' ipocrita: come se la fame fosse una fatalità, da combattere con l'appello a buoni sentimenti...
L'ultimo appello è quello lanciato ieri dalla Fao, l'organizzazione delle Nazioni unite per l'alimentazione. Il suo direttore generale Jacques Diouf ieri ha convocato una conferenza stampa per presentare il prossimo vertice sulla sicurezza alimentare, a cui parteciperanno capi di stato o di governo 8o loro rappresentanti) dei 192 paesi aderenti alla Fao, la prossima settimana a Roma. Ha citato le ultime statistiche della sua organizzazione, da cui risulta che 1,02 miliardi di persone vivono in stato di «fame cronica», o «sottonutriti»: il numero più alto dal 1970. E' vero che allora gli 878 milioni di «affamati cronici» erano il 24% della popolazione mondiale, mentre ora sono circa il 13%, ma questo non basta a dire che le cose migliorano: non è così. Tanto più se si pensa che «la fame è aumentata non a causa di cattivi raccolti ma in ragione di prezzi alimentari troppo alti, mancanza di redito, e crescente disoccupzaione dovuta alla crisi economica globale», si legge sul sito della Fao: le riserve alimentari ci sono, ma «molti non possono permettersi di comprare il cibo necessario». Sul sito della Fao (che ha istituito una pagina «fame»: www.fao.org/hunger/en/, in inglese, francese o spagnolo) si può vedere a colpo d'occhio la distribuzione geografica di questo flagello: di quel miliardo di persone poco più della metà (642 milioni) sono in Asia, oltre un quarto in Africa (265 milioni), il resto distribuito tra America Latina, medio oriente e nord Africa, e paesi sviluppati (dove comunque 15 milioni di persone è sottonutrita).
Naturalmente si potrebbe indagare di più su cosa vuol dire «fame». C'è la fame cronica e c'è la «malnutrizione», che vuol dire ad esempio quanto sottolinea un rapporto diffuso ieri dell'Unicef (il fondo dell'Onu per l'infanzia): quasi 200 milioni di bambini nei paesi in via di sviluppo avrà una crescita menomata dalla malnutrizione sofferta nei primi anni di vita.
Di fronte a tutto questo è inevitabile un senso di «già sentito». Anche perché i capi di stato e di governo riuniti dalla Fao nel primo Vertice sulla sicurezza alimentare, nel 1996, si erano impegnati a lavorare per dimezzare il numero delle persone sottonutrite entro il 2015 (allora gli affamati cronici erano stimati 825 milioni). Nel 2000, quando l'Assemblea generale dell'Onu ha approvato gli «obiettivi di sviluppo del millennio», di nuovo i capi di stato si sono impegnati a dimezzare il numero di affamati entro il 2015: nel frattempo però erano aumentati a 857 milioni. Anche l'ultimo vertice sulla sicurezza alimentare, nel 2002, aveva riaffermato lo stesso obiettivo. Nel frattempo il prezzo delle derrate alimentari è esploso, la corsa alle terre anche. «Nonostante tutte le promesse fatte, azioni concrete contro la fame sono mancate», ha notato ieri Diouf: «E così, un'altra crisi alimentare globale non può essere esclusa». E siamo al ritornello. Diouf ha lanciato un'idea per mobilitare l'opinione pubblica: due giorni di «sciopero della fame», sabato e domenica prossima, a cui partecipino cittadini di buona volontà di tutto il mondo. Un miliardo di persone hanno già aderito.
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