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TERRA TERRA
01.12.2009
  • | di Paola Desai
    La pace dei Penan
    Lo chiameranno Penan peace park, «Parco della pace Penan». Ma questa nuova area di riserva naturale proclamata dalle comunità indigene Penan sulle loro terre native, nello stato di Sarawak, in Malaysia, sembra già destinato a essere un luogo di conflitto.
    Teatro del conflitto è la foresta pluviale del Borneo, isola del sud est asiatico che appartiene in gran parte all'Indonesia e in parte alla Malaysia - lo stato di Sarawak, appunto. Proclamando il parco naturale, le 17 comunità degli indigeni Penan in effetti stanno sfidando le aurtorità statali - che invece hanno dato gran parte di quell'area in concessione a un'azienda forestale, la Samling, una delle maggiori aziende malaysiane del legname. Le comunità indigene invece parlano di proteggere i diritti consuetodinari ancestrali, e di sviluppare il turismo. Il 17 novembre hanno tenuto una cerimonia per inaugurare formalmente il «parco della pace», nel remoto villaggio di Long Ajeng, nella parte alta del corso del fiume Baram. Il bollettino ambientalista Environment News Service ne riferisce citando la ong Bruno Manser Fund, organizzazione svizzera per la difesa dei diritti umani delle popolazioni indigene - e della loro battaglia per proteggere la foresta tropicale (la ong è intitolata in memoria di Bruno Manser, uno svizzero che aveva lavorato a lungo con le comunità Penan del Sarawak, una delle ultime popolazioni nomadi della foresta del Borneo: in quelle foreste ha vissuto per 6 anni densi di battaglie, arresti, dimostrazioni. Vi è scomparso nel 2000, si presume defunto).
    A quella cerimonia dunque gli anziani delle comunità penan hanno solennemente dichiarato la loro intenzione di conservare le ultime foreste vergini facendone una riserva naturale. Perché quelle foreste - come del resto i loro abitanti indigeni - sono sempre più insidiati dall'avanzare delle industrie forestali. E questo nonostante da anni il governo prometta di demarcare e proteggere le terre delle popolazioni indigene. Come ha dichiarato James Lalo Kesoh, ex capo regionale della regione dell'Alto Baram: «Come cacciatori-raccoglitori nomadi, noi popolo Penan abbiamo vagato in questa foresta per secoli. Anche se dagli anni 50 ci siano sedentarizzati e abbiamo cominciato a coltivare, dipendiamo dalla foresta per il cibo, per materie prime come il rattan per l'artigianato, le piante medicinali e altri prodotti della giungla. L'intera nostra eredità culturale è nella foresta, e va preservata per le future generazioni».
    per questo «preservare la foresta è la nostra più alta priorità», ha aggiunto il capo tribale di Long Ajeng, Jawa Nyipa. per questo, ha detto, hanno scelto il nome di «parco della pace». Ad ascoltarlo erano circa 200 penan, abitanti di una ventina di villaggi, tra danze tradizionali e suoni di tamburo.
    Il nuovo parco include un'area di circa 1.630 chilometri quadrati, attorno alla catena di montagne Gunung Murud Kecil, a ridosso del confine con l'Indonesia - incastrata tra due aree protette: il parco nazionale di Pulong Tau in Malaysia e il parco nazionale Kayan Mentarang in indonesia. E' la zona abitata dai penan Selungo («orientali»), protagonisti dalla fine degli anni '80 di grandi battaglie contro la deforestazione, con innumerevoli episodi di sit-in e blocchi stradali per fermare l'avanzata delle motoseghe. Ora la battaglia continua.
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