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TERRA TERRA
24.12.2009
  • | di Patrizia Cortellessa
    India, scontro «in» miniera
    Sono contro lo sviluppo industriale, «istigano tribali innocenti a diffamare il governo e l'azienda», non rispettano le regole e chissà chi li paga. Le autorità adottino misure adeguate per restringere l'ingresso nella regione e apra un'indagine sulle loro fonti di finanziamento.
    È una vera e propria dichiarazione di guerra quella lanciata dalla filiale indiana della Vedanta Resources in Orissa (India orientale), contro le ong straniere, in particolare Survival International e Action Aid, accusate anche di «interazione forzata» con i Dongria Kondh. Sono una delle popolazioni arborigene più isolate del continente indiano e vivono da sempre sulle colline di Niyamngiri, dalle quali dipende interamente la loro cultura, identità e sostentamento. Da tempo quelle colline sono al centro di un contestato progetto minerario della Vedanta e della sua filiale Sterlite. Progetto - osteggiato dai Dongria che temono la cancellazione della loro esistenza - che prevede il graduale disboscamento della montagna, ad iniziare dalla cima, per far posto ad una miniera di bauxite a «cielo aperto». L'estrazione del minerale alimenterebbe così la raffineria di allumina costruita dalla compagnia mineraria poco lontano, presso la cittadina di Lanjigarh. Accuse del tutto infondate, rispondeva Gordon Bennett, avvocato londinese che accompagna gli attivisti di Survival in Orissa e difende i Dongria nella causa contro la Vedanta. La pensano diversamente le autorità locali. La compagnia mineraria faceva recapitare ai giornali indiani il comunicato con il quale attaccava gli «stranieri liberi di muoversi nella regione», la notte la polizia faceva irruzione nell' albergo dove si pensava alloggiassero alcuni appartenenti alla ong. L'atteggiamento sempre più minaccioso della Vedanta la dice lunga sulle difficoltà che incontra la realizzazione del progetto. A preoccupare ora il gruppo minerario - oltre alla resistenza dei Dongria Kondh, alle campagne lanciate delle ong anche fuori dall'India (e che hanno fatto conoscere la vicenda all'opinione pubblica internazionale), al tornare sui propri passi di alcuni investitori e all'indagine aperta dal ministro indiano dell'ambiente sulle accuse di illegalità per l'apertura della miniera - si aggiunge anche la carenza di bauxite. Per poter mantenere la raffineria in funzione la Vedanta è costretta infatti, da mesi, ad importare il minerale da altri stati indiani, a tassi di mercato e con costi dei trasporti altissimi. La miniera a «cielo aperto» sulla montagna sacra diventa indispensabile per ridurre i costi di produzione, più dei Dongria e dei loro diritti, sempre più negati. A settembre il governo britannico, dopo nove mesi di indagini scaturite dal ricorso presentato da Survival presso l'Ocse (Organizzazione internazionale per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), si era anche pronunciata in merito al comportamento della Vedanta verso i Dongria, con un'importante sentenza «la Vedanta non ha rispettato i diritti dei Dongria Kondh e non ha considerato l'impatto della costruzione della miniera sui diritti della tribù (...). È «essenziale - il monito finale - un cambio d'atteggiamento della compagnia». Proprio a Survival il governo inglese aveva chiesto di relazionare sui passi intrapresi dalla Vedanta per l'attuazione di tali «essenziali» cambiamenti. Sono aumentate invece minacce e intimidazioni. Da qualche tempo le colline di Niyamgiri sono infatti presidiate da gruppi di uomini equipaggiati con moto e telefonini. Alcuni di loro, armati di asce, hanno circondato più di una volta gli attivisti di Survival, tentando di requisire loro quaderni con gli appunti e macchine fotografiche.
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