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TERRA TERRA
19.01.2010
  • | di Marinella Correggia
    Il sole prima del sisma
    Nell'era pre-terremoto, ad Haiti alcune organizzazioni stavano cercando di diffondere un metodo di cottura e sterilizzazione dell'acqua che è salva-alberi, non affumica i polmoni, non produce Co2, costa poco e solo all'inizio, evita la fatica della raccolta della legna: le cucine solari.
    Dopo gli uragani del 2008, devastanti sia per la mancanza di quel sistema di protezione civile che funziona benissimo a Cuba, sia per la mancanza di alberi a proteggere dalla furia del vento e dell'acqua, forni solari sono stati mandati anche dall'Italia, dall'associazione Oltreilconfine di Trezzano, con il sostegno fra gli altri della Riserva Monterano. E l'organizzazione Sun Ovens International stava creando sull'isola una fabbrica per la costruzione delle cucine solari, con materie prime di recupero importate. Una famiglia spendeva in media 2,30 dollari la settimana per comprare carbonella o legna (per non dire di chi andava a cercarla a piedi). Una cucina solare efficace costruita in loco costava non più di 60 dollari - compresa la manodopera - e risparmiava almeno il 70% di quel combustibile. Per rendere accessibile e attraente il cambiamento era stato previsto un sistema di microcredito per l'acquisto e anche l'autocostruzione di cucine in cartone funzionanti anche se poco durevoli, a titolo dimostrativo.
    Nell'attuale tragedia, l'organizzazione Solar Cookers International (http://solarcooking.wikia.com/wiki/Haiti), da decenni attiva nella diffusione della cottura solare nei luoghi più difficili (ad esempio i campi profughi in Sudan), raccoglie fondi per mandare con urgenza ad Haiti quanti più kit possibili, costo unitario 40 dollari, comprendenti un forno e un piccolo apparecchio per sterilizzare l'acqua, sempre grazie al sole.
    Se la cottura solare fosse stata ampiamente diffusa (invece l'80% del fabbisogno energetico haitiano era coperto da legna e carbonella), ciò avrebbe contribuito a salvarne le foreste, ridotte ormai a un misero 2% dell'isola nella sua parte haitiana. Foreste che iniziarono a essere tagliate dai coloni francesi, poi distrutte dalle compagnie del legname colluse con latifondisti e governi corrotti, poi dalla necessità di combustibile.
    Le foreste, se non possono proteggere dai terremoti, possono fare molto per minimizzare i danni di altre calamità. Si pensi allo tsunami del Sud Est asiatico: là dove la protezione delle mangrovie non era stata annientata, le morti e le distruzioni furono molto inferiori. Perciò ad Haiti le ultime tempeste tropicali nel 2008 avevano fatto centinaia di morti e un milione di feriti ad Haiti (e nessuna a Cuba). Quattro tempeste: Fay, Gustav, Hanna e Ike. Venti e onde contro case fragili come cartapesta.
    Per decenni ambientalisti haitiani e organizzazioni umanitarie hanno lanciato allarmi a proposito della totale deforestazione. Ignorati da governi sempre inefficaci, come i pochi programmi di rimboschimento: si piantava un albero e se ne tagliavano di più. L'ultimo governo aveva cercato di puntare sulle stufe a gas, ma con l'aumento dei prezzi dei combustibili fossili le persone erano tornate alla legna e al carbone.
    La perdita degli alberi ha anche provocato la distruzione di decine di bacini idrici e l'alternarsi di due piaghe: alluvioni e siccità, piogge distruttive e mancanza di acqua potabile. Solo il 45% della popolazione urbana e il 36% delle campagne vi aveva accesso.
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