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TERRA TERRA
06.03.2010
  • | di Marina Forti
    TerraTerra
    La fine del carbone
    Molti ambientalisti hanno sentito l'amaro in bocca quando il presidente degli Stati uniti Barack Obama ha dichiarato, di recente, di voler fare del «carbone pulito», insieme all'energia nucleare e a nuovi pozzi petroliferi off-shore nel Golfo del Messico, le basi della sua politica energetica. Negli Usa, grandi organizzazioni ambientaliste - parte del vasto fronte sociale progressista che ha sostenuto Obama - cominciano a unirsi alla schiera dei delusi dal «loro» presidente. Eppure, il dato è che il carbone è in declino negli Stati uniti, come fonte energetica: già da qualche anno ottenere le licenze per costruire una nuova centrale a carbone è tanto difficile che Lester Brown, decano dell'ambientalismo americano, parla di una sorta di moratoria de facto (così per il nucleare, nonostante le parole del presidente). Questo anche grazie a una serie di battaglie vinte da organizzazioni come il Sierra Club o il Environmental Defence Fund, che dal 2007 sono riusciti a bloccare diversi nuovi progetti di impianti a carbone. Tanto che in questi giorni influenti senatori e deputati hanno chiesto al Congresso una moratoria di due anni sulla legislazione ambientale che metterà il carbone del tutto fuori norma. Il senatore John Rockefeller IV, come già alcuni deputati della Virginia occidentale e della Virginia (guarda un po': tutti democratici) chiede in particolare di sospendere le normative federali che imporranno limiti alle emissioni di anidride carbonica e altri gas «di serra», per dare tempo al Congresso di emanare una legge complessiva sul clima. Il Congresso è ancora lontano dal trovare un accordo sul clima, ma intanto l'ente federale per l'ambiente (Epa, competente per le regolamentazioni ambientali) ha già inserito i gas «di serra» tra le sostanze nocive (è stato uno dei primi atti dell'amministrazione Obama). Di conseguenza, è già autorizzata (anzi, tenuta) a emanare norme per regolamentare le emissioni di anidride carbonica, come per qualunque altra sostanza inquinante: c'è addirittura una sentenza della Corte suprema (aprile 2007) che lo afferma. Così la scorsa settimana Lisa Jackson, capo dell'Epa, ha scritto a Rockefeller e altri senatori per informarli della sua tabella di marcia: entro quest'anno l'Epa emanerà i limiti obbligatori per le emissioni di Co2 dei veicoli, come da accordo negoziato l'anno scorso con le grandi case automobilistiche; limiti per gli impianti che bruciano carbone e per altri impianti industriali diverranno obbligatori all'inizio del 2011, mentre per gli impianti minori ci sarà una tolleranza fino al 2016.
    Le ragioni per opporsi al carbone, che rilascia fumi e gas dannosi per la salute di chi le respira (tra cui il mercurio) sono numerose: in una delle sue note Brown fa notare che negli Usa si contano 23.600 morti ogni anno per l'inquinamento delle centrali termiche. Poi, emette gas che modificano il clima, come tutti i combustibili fossili. Senza contare che un impianto a carbone produce ceneri piene di sostanze tossiche come arsenico, piombo, mercurio e altro: ben 130 milioni di tonnellate di queste ceneri ogni anno, che vanno ad accumularsi in 194 discariche e 161 reservoir in 47 stati degli Usa. Nel dicembre 2008 uno di questi reservoir tossici ha rotto gli argini nel Tennessee rilasciando miliardi di litri di fanghi tossici - e facendo suonare un allarme, perché risulta che l'industria non ha piani per smaltire in sicurezza questa quantità di reflui tossici. Per questo aprire una nuova centrale a carbone negli Usa è diventato quasi impossibile.
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