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TERRA TERRA
11.03.2010
  • | di Marina Forti
    L'onore perduto del Ipcc
    Un gruppo delle più rinomate Accademie delle scienze di diversi paesi condurrà una revisione completa dell'ultimo rapporto del Ipcc, il Comitato intergovernativo sul cambiamento del clima, per ripristinarne la credibilità. Lo ha annunciato ieri il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, presentandosi alla stampa insieme al presidente del Ipcc Rajendra Pachauri. «Sarò chiaro: la minaccia posta dal cambiamento del clima è reale», ha detto Ban: «Nulla di quanto è stato insunuato o rivelato dai media di recente cambia il consenso scientifico sui dati fondamentali sul cambiamento del clima». E' vero però che nel Quarto rapporto del Ipcc, pubblicato nel 2007, sono rintracciabili alcuni errori, ha ammesso Ban: ed è per questo che l'Onu ha chiesto una revisione al InterAcademy Council, l'organismo che coordina diverse Accademie nazionali delle scienze, co-presieduto dalla Royal Society britannica e la Royal Netherland Academy of Art and Sciences, di Amsterdam.
    Un gesto drastico, quello annunciato da Ban Ki-moon, ma ormai necessario: perché nel quarto rapporto del Ipcc, un documento di oltre 3.000 pagine fondato su oltre diecimila studi scientifici, gli errori sono stati trovati. Come la storia dello scioglimento dei ghiacci dell'Himalaya: il Ipcc dice che al trend attuale rischiano di scomparire per il 2035, ma quello era un lavoro scientifico compilativo inaccurato, dove la fonte originaria parlava invece del 2350. Il Ipcc ha ammesso l'errore, con grande scalpore dei media. Poi è cominciata la corsa a cercarne altri: che sono stati trovati, sepolti in quelle 3.000 pagine, come la stima esagerata di quanta parte dell'Olanda rischia di trovarsi sommersa dal mare.
    Il Ipcc ha così offerto il fianco a stuoli di «clima-scettici» - dai commenti sui media fino all'estremo del senatore repubblicano dell'Oklahoma, James Inhofe, che in febbraio ha diffuso una lista di scienziati di cui chiede l'incriminazione per aver «sviato» il governo Usa in materia di clima (pare che ora quegli scienziati ricevano valanghe di lettere di insulti e minacce).
    L'attacco alla scienza del clima era cominciato negli ultimi mesi del 2009, alla vigilia del vertice di Copenhagen, quando misteriosi hacker avevano ottenuto dall'Università di East Anglia (Gran Bretagna) scambi di e-mail riservate che avrebbero dimostrato come certi scienziati si mettevano d'accordo per manipolare i dati e dimostrare artificiosamente che il riscaldamento del clima è provocato da attività umane. Quel caso si è sgonfiato, ma è allora che altri hanno cominciato a passare al setaccio il rapporto del Ipcc, trovando gli errori di cui sopra.
    «Noi crediamo che le conclusioni di quel rapporto siano reali e al di là di ogni ragionevole dubbio», ha insistito ieri Rajendra Pachauri. Struttura decentrata, il Ipcc si basa sul lavoro di una rete di migliaia di scienziati ed esperti impiegati presso le più rinomate università e istituzioni di ricerca del mondo; ogni quattro o 5 anni gli studi sui diversi aspetti della scienza del clima sono raccolti, analizzati, e sintetizzati in modo che i decisori politici possano capire lo stato del clima. Per questo lavoro l'Ipss ha avuto il premio Nobel per la pace, nel 2007, ex aequo con l'ex vicepresidente degli Stati uniti Al Gore.
    Ma per meritare un Nobel - e soprattutto per servire alla causa e restare la voce inconfutabile in materia di clima - quel lavoro deve essere ineccepibile. Qui che entrano in campo le accademie delle scienze: riguarderanno l'intero quarto rapporto Ipcc, in un'indegine indipendente benché finanziata dall'Onu. I risultati sono attesi per agosto.
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