giovedì 09 febbraio 2012
TERRA TERRA
16.03.2010
-
| di Marina Forti
La rivoluzione sui tetti
Cipro ha il primato mondiale, l'Europa è alla rincorsa, la Cina sta per superare tutti. Si tratta dei collettori di energia solare per produrre acqua calda: probabilmente è proprio questa che comincia a decollare, tra le tecnologie finora studiate per sfruttare l'energia della nostra stella di riferimento, il sole. Lo fa notare Lester Brown, fondatore del Earth Policy Institute e storico ambientalista americano, in una delle sue note sulla «politica della terra». Bisogna riconoscere a Brown la capacità di guardare il lato positivo: il vertice di Copenhagen è fallito, un trattato mondiale sul clima sembra impossibile in tempi brevi; la scienza del clima è sotto attacco; l'urgenza di cambiare il modo di produrre e consumare energia sembra svanita dalle priorità politiche internazionali - e però, ecco: il costo di produzione dei collettori di energia solare per produrre acqua calda sta scendendo e questi apparecchi stanno spuntando come funghi sui tetti di tutto il mondo. I dati citati da Brown non sono da poco. Sui tetti della Cina sono installati 27 milioni di collettori solari per scaldare acqua. Ci sono quasi 4.000 ditte cinesi capaci di produrli. Tecnologia relativamente semplice ed economica, il collettore solare si va diffondendo come il fuoco sulla paglia nei villaggi rurali che non hanno elettricità: con l'equivalente di 200 dollari, finalmente l'acqua calda. Un po' come il cellulare ha portato per la prima volta il telefono in zone remote, dimenticate dai cavi della rete fissa. Ora il governo centrale cinese progetta di portare gli attuali 114 milioni di metri quadri di collettori solari installati sui tetti a 300 milioni di mq entro il 2020. Già, nota Brown, l'energia prodotta in Cina da questi collettori solari è pari all'elettricità generata da 49 centrali elettriche a carbone.
Anche in Europa - completamente elettrificata, ma dove il costo dell'energia è alto - i collettori solari si diffondono. Il 15% delle case in Austria scalda l'acqua con collettori solari, e anche qui ci sono interi villaggi dove tutti i tetti hanno un collettore. In Germania circa 2 milioni di persone vivono in case dove acqua e ambienti sono riscaldati da sistemi solari sui tetti. Insieme alla Grecia, sono i paesi europei all'avanguardia; Francia e Spagna seguono. In Spagna una legge del 2006 richiede di installare collettori solari su tutti gli edifici nuovi o in ristrutturazione. Il Portogallo ha approvato una legge simile di recente (l'Italia non compare in questa lista: sorpresi?). La Federazione europea dell'industria termica solare (Estif) si è data un obiettivo ambizioso: 500 milioni di metri quadri, ovvero un mq di collettore solare per cittadino europeo entro il 2020 - poco di più di quanto sia già realtà a Cipro, che oggi ha 0,93 mq di collettore solare procapite, per lo più sistemi «solar-combi» che scaldano sia l'acqua, sia gli ambienti. Gli Stati uniti non sono ai primi posti ma vanno recuperando, leggiamo, da quando una legge del 2006 ha permesso di detrarre dalle tasse l'installazione di collettori solari sul tetto. Il Giappone ha 7 milioni di mq di collettori sui tetti. Calcola Brown: se sommiamo l'obiettivo cinese (300 milioni di mq) e quello europeo (500 milioni di mq), quello Usa (altri 300 milioni di mq) e gli 80 milioni di mq progettati dal Giappone, più una ragionevole stima per altri paesi del Sud, per il 2020 potremo superare il miliardo e mezzo di metri quadri di collettori solari, ovvero 1.100 gigawatt termici, ovvero 690 centrali a carbone «risparmiate». Inguaribile ottimista.
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