domenica 17 febbraio 2013
TERRA TERRA
19.03.2010
-
| di Marina Zenobio
Ha vinto il sushi
Il tonno rosso non l'ha spuntata. Il vertice della Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate in via di estinzione (Cites), in corso a Doha, in Qatar, ha respinto ieri la proposta di mettere al bando l'esportazione di tonno rosso - il Thunnus thynnus, indicato in inglese come bluefin tuna («pinna blu»). La proposta era stata avanzata da Monaco, e si basava su solidi argomenti: secondo scienziati e ricercatori la popolazione di tonno rosso è calata dell'85% negli ultimi 40 anni, cioè da quando è cominciata la pesca industriale, e questo a causa della crescente richiesta e rapida espansione del mercato del sushi e di sashimi dal Giappone (che resta il maggior importatore di questo pesce), agli Stati uniti e all'Europa. Questa specie è diffusa in tutte le acque subtropicali del pianeta, nel nord del Giappone, lungo le coste pacifiche del Canada, in Nuova Zelanda, e soprattutto nelle acque costiere atlantiche eurropee e nordamericane e Mar Mediterraneo. O forse è meglio dire era diffusa, se si dà conto dei dati diffusi da Greenpeace e che riportano dati allarmanti secondo i quali, a livello globale, sarebbero rimasti poco più di 10 mila esemplari di tonno rosso. Certo è che nelle zone di pesca industriale gli stock si vanno esaurendo. E' così che la sorte del tonno rosso è arrivata sul tavolo della Cites, la Convenzione internazionale sottoscritta a Washington nel 1975 da 175 stati nazionali, e fondata su un assunto: che il modo migliore per proteggere specie vegetali o animali minacciate sia di controllarne il commercio internazionale. La Convenzione, che si riunisce ogni tre anni, protegge più di 33.000 specie di animali e piante, che classifica a seconda del grado di minaccia, con misure che vanno dal divieto totale di commercializzazione al commercio controllato. Le specie sono quindi inserite in tre «appendici»: la prima comprende animali e piante in via di estinzione di cui è vietato il commercio internazionale se non in circostanze eccezionali (come la ricerca); la seconda elenca specie non necessariamente minacciate di estinzione ma per le quali il commercio va controllato al fine di evitare pericoli alla loro sopravvivenza; e infine la terza, che ingloba le specie protette almeno in un paese e per le quali viene richiesta assistenza nel controllo della loro commercializzazione. La proposta avanzata da Monaco dunque era di inserire il tonno rosso nella prima appendice, riservandogli il massimo grado di tutela previsto dalla Convenzione, cioè il bando di qualunque forma di commercio internazionale, per lo meno fino a quando la situazione non sarà riportata sotto controllo e non verranno create aree protette nei luoghi dove i tonni si riproducono e crescono. La mozione è stata prima ammorbidita (da un emendamento dell'Unione europea, che parlava di pesca controllata con verifiche annuali), e poi comunque respinta, 72 voti contro 43. Certo Francia, Italia e Spagna - le nazioni che hanno le maggiori flotte pescherecce - non erano affatto favorevoli al bando. Troppo redditizio quel mercato. In Giappone - che compra circa l'80% del tonno pescato nel Mar Mediterraneo, la carne di tonno ha raggiunto i 525 euro al chilo. E tuttavia i ristoratori nipponici non dovevano essere particolarmente preoccupati dalle conseguenze immediate di un eventuale bando alle importazioni di tonno rosso se è vero - come dichiarato sul quotidiano Sankei Shimbun dal proprietario della Akindo Sushiro, la più nota catena giapponese di sushi - che ne hanno una scorta congelata sufficiente per un anno e più.
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