domenica 17 febbraio 2013
TERRA TERRA
04.05.2010
-
| di Marinella Correggia
Perforare le Ande
Un tunnel di 20 km che bucherà le Ande peruviane per deviare le acque del fiume Huancabamba fino alla costa in buona parte desertica del Perù settentrionale, 2,5 milioni di metri cubi a «dissetare le terre dei contadini più poveri»: questo è sulla carta il Progetto speciale Olmos, un piano idroelettrico e di irrigazione che di recente è stato al centro di una puntata del famoso programma statunitense Discovery Channel. Una storia apparentemente senza fine, un «sogno» che dura da 80 anni.
Nel piano originario le fasi erano tre: deviare il fiume Huancahamba che scende dalle montagne della regione Piura, mediante un canale scavato sotto le montagne stesse; la costruzione di un complesso idroelettrico; l'irrigazione di 110.000 ettari nella valle costiera di Olmos. Nel marzo 2006 l'impresa brasiliana Oderbrecht ha vinto l'appalto per la prima fase del progetto, che dovrebbe muovere 400 milioni di metri cubi di acqua dei 750 milioni previsti dal progetto iniziale. Anche il progetto di irrigazione è stato vinto dai brasiliani, costo oltre 200 milioni di dollari. Ma i piani idroelettrici sono fermi.
Quel che è certo - leggiamo in un articolo del servizio Tierramérica dell'agenzia Inter Press Service - è che i 38.000 ettari che saranno irrigati in una prima fase non significheranno affatto «dissetare le terre dei contadini più poveri» come da propaganda. No: le terre sono quelle che il famigerato governo Fujimori (1990-2000) espropriò a suo tempo alla comunità contadina di Olmos. Adesso si prevede di venderle in lotti di almeno 1.000 ettari, per un prezzo base di 4.100 dollari ciascuno. Il manager generale del progetto Olmos ha voluto precisare che i lotti saranno venduti a «imprenditori solvibili che si dimostreranno in grado di soddisfare il mercato dell'agroesportazione», e che «non è un progetto per piccole entità. Pensiamo a unità produttive permanenti che permettano ai contadini di diventare lavoratori agricoli e di uscire dalla dimenticata classe contadina».
Il fatto è che, come ha spiegato l'organizzazione popolare Comitato di difesa contro i megaprogetti nel Lambayeque, la classe contadina dei piccoli coltivatori appunto nell'irrigazione spera, e ciò porterà a un conflitto ambientale. C'è inoltre il timore che si inizino a tagliare le foreste native per sostituirle con prodotti come asparagi e carciofi, ortaggi esportabili - solo via aerea causa deperimento rapido. E pazienza se esportare beni monoconsumo (come gli alimenti) per via aerea è una follia climatica.
Il governo regionale di Lambayeque ha fatto qualche sforzo per realizzare due aree protette nelle quali flora e fauna possano conservarsi. Ma i suoi funzionari ambientali riconoscono che quel 38.000 ettari da vendere a imprenditori dell'export comprendono «terre vergini con foreste di tipo leggero e intenso». Il Comitato di difesa di Lambayeque ha fatto ricorso al tribunale contro il governo regionale che non avrebbe valutato attentamente l'impatto del progetto. Ricorso respinto in prima istanza. La controversia è arrivata al gabinetto del presidente peruviano Alan García. Una ex ministra dell'economia ha contestato le cifre: il governo ha sganciato 70 milioni di dollari per la deviazione del fiume e garantisce per il resto della spesa. Dovrebbe ripagarsi con la vendita delle terre governative di Olmos. Ma il loro valore dipende molto dall'irrigazione; se sarà insufficiente (ovvero: garantita per sola mezza giornata), i prezzi scenderanno.
Rimane la domanda: vale la pena trapanare le Ande per esportare carciofi?
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