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TERRA TERRA
06.05.2010
  • | di Luca Fazio
    Mas, biotech anti Ogm
    Possono l'agricoltura e il sistema agroalimentare essere rivoluzionati dalla scoperta dell'acqua calda? Sì. Potrebbero, se solo le multinazionali non facessero finta di ignorare un'innovazione genica che da anni viene studiata in diversi centri di ricerca anche italiani e che potrebbe diventare una valida alternativa agli Organismi geneticamente modificati (Ogm).
    E' una biotecnologia dolce - molto ben conosciuta anche dalla multinazionale Monsanto, che infatti già la utilizza - chiamata Mas (Marker Assisted Selection ovvero selezione assistita da marcatori). Si tratta di una tecnica che accelera e semplifica la selezione delle migliori caratteristiche delle piante attraverso incroci ripetuti in laboratorio, senza che le nuove colture contengano frammenti di Dna estraneo alla specie cui appartengono (al contrario, per creare un Ogm è necessario bombardare le cellule della specie che si vuole modificare con materiale genico estraneo). La selezione assistita si è già rivelata utile per ottenere varietà di diverse specie vegetali con accresciute capacità produttive e di resistenza ai parassiti, di tolleranza alla salinità o con migliorate qualità nutritive. In Europa già esistono diversi centri di ricerca che si occupano della Mas, in Scozia, Germania, Paesi Bassi, Turchia, Francia, Inghilterra e Austria.
    «La Mas viene praticata con successo da ben prima dell'avvento degli Ogm e con risultati più incoraggianti e meno controversi: non genera problemi di contaminazione, non provoca conflitti sociali, costa meno e le varietà selezionate non sono coperte da brevetto industriale» - spiega Fabrizio Fabbri, direttore scientifico della Fondazione Diritti Genetici che ieri a Roma ha «ripescato» la biotecnologia dolce e sostenibile.
    Ecco il problema. Dall'applicazione di questa innovazione genetica, che accelera i processi di miglioramentto che la natura non è in grado di compiere se non in tempi lunghissimi, le multinazionali non ricaverebbero un euro di copyright. Per il presidente della Fondazione Diritti Genetici, Mario Capanna - che ha inviato una lettera al governo per chiedere un piano di sviluppo della ricerca scientifica fondata sulla Mas - a questo punto gli Ogm non sarebbero altro che una pistola scarica. «Si apre una prospettiva radicalmente nuova dopo la falsa partenza della transgenesi nonostante la poderosa pressione delle multinazionali. Anche i paesi che hanno avviato la produzione di Ogm, infatti, stanno facendo marcia indietro. Ci piacerebbe sapere cosa ne pensa il senatore del Pd, Umberto Veronesi, che ha sempre sostenuto di essere pronto a mangiare Ogm».
    Effettivamente, a venti anni dai primi studi, in Europa la resistibilissima espansione degli Ogm sta mostrando la corda. Sono solo quattro le colture presenti sul mercato (soia, mais, cotone e colza). Italia, Germania, Francia, Ungheria, Austria, Lussemburgo e Grecia hanno già adottato la clausola di salvaguardia contro il mais Mon810 di Monsanto, che è coltivato solo da 6 stati membri su 27. Intanto si moltiplicano le iniziativa contro le colture Ogm, come in Austria, che ha deciso di vietare la coltivazione della patata transgenica Amflora, o in Bulgaria, paese che ha appena approvato una legge che di fatto rende impossibile le coltivazioni di Ogm.
    Ecco perché, complessivamente, in Europa si registra un calo del 12% delle superfici coltivate a transgenico: dai 107.719 ettari del 2008 si è passati ai 94.750 del 2009.
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