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TERRA TERRA
13.05.2010
  • | di Luca Manes
    Una diga li sommergerà
    La diga di Merowe, sul tratto di Nilo che attraversa il Sudan settentrionale, è uno dei progetti idroelettrici più mastodontici e devastanti di tutta l'Africa. Entrata in funzione nel 2009, ha impattato circa 70mila persone, molte delle quali sono state sfollate dalle fertili valli che abitavano, per poi ritrovarsi in territori quasi esclusivamente desertici dove i raccolti sono miserrimi e le condizioni di vita pessime. Non a caso in tanti hanno già abbandonato le loro nuove dimore, nella maggior parte finendo però per ingrossare gli slum di Khartoum.
    Pochi giorni fa la Ong tedesca European Center for Constitutional and Human Rights (Ecchr) e il signor Ali Askouri, abitante locale, hanno denunciato la compagnia Lahmeyer, che si è occupata della costruzione della diga, per alcuni dei numerosi abusi legati alla realizzazione del progetto. In particolare la querela di parte fa riferimento ai danni sofferti nel 2008 in 12 villaggi di etnia Amri e 22 di etnia Manasir a causa di una serie di inondazioni da imputare direttamente al completamento della diga. Le comunità locali non avevano ricevuto nessuna comunicazione ufficiale che in occasione della stagione delle piogge il livello dell'acqua sarebbe cresciuto a dismisura, investendo le abitazioni: nessuno li aveva avvertiti. Askouri stima che circa 150mila capi di bestiame siano affogati, 4.700 famiglie siano state costrette a fuggire sulle montagne perdendo però tutti i loro averi e che siano andati persi i raccolti e non meno di un milioni di alberi da frutto. Una vera e propria catastrofe, di cui ha dato conto anche il canale satellitare Al Jazeera in un suo reportage.
    La Lahmeyer, che ha il suo quartier generale a Francoforte sul Meno, viene chiamata in causa in quanto era responsabile per la pianificazione, le supervisione dell'intero processo dei lavori e dell'entrata in funzione di Merowe, per cui doveva per forza essere a conoscenza dei rischi della mancata rilocazione degli abitanti dei villaggi sommersi dalle acque. La loro inazione violerebbe quindi sia la normativa tedesca che quella sudanese. L'azienda nel frattempo ha già reso pubblica la sua posizione sui fatti, sostenendo che tutti i residenti erano stati avvertiti e che solo 2-300 persone avevano subito le conseguenze dell'inondazione, dal momento che si erano rifiutati di abbandonare i loro villaggi.
    Non è la prima volta che la Lahmeyer si ritrova a difendersi nelle aule di un tribunale. In Africa è stata tra le protagoniste del gigantesco caso di corruzione internazionale per gli appalti del Lesotho Highlands Water Project (Lhwp). Condannata nel 2003 al pagamento di una sanzione di 670mila dollari perché riconosciuta responsabile di aver dato late mazzette a un pubblico ufficiale del Lesotho, la compagnia tedesca è poi finita per sette anni nella lista nera della Banca mondiale - tra le principali istituzioni che hanno finanziato il progetto Lhwp nello statarello africano.
    Qualora dovesse proseguire il suo iter, la causa intentata da Askouri e dall'Ecchr potrebbe costituire un precedente di grande rilievo su come le grandi corporation possono essere chiamate a rispondere degli abusi dei diritti umani collegati ai loro progetti in giro per il mondo. Vista la frequenza con cui si ripetono le violazioni, è da auspicare la formazione di una nutrita giurisprudenza che tuteli le popolazioni del Sud del mondo, troppo spesso vittime di prevaricazioni inaccettabili.
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