domenica 17 febbraio 2013
TERRA TERRA
28.05.2010
-
| di GP Polloni
Indigeni vs. alta finanza
Nel nordest della Cambogia, un gruppo di villaggi indigeni si confronta con un gigante dell'agricoltura industriale tropicale, il gruppo Socfinal, un agglomerato di agribusiness, logistica e finanza di proprietá del finanziere francese Bolloré, amico personale del presidente Nicolas Sarkozy. Un anno e mezzo fa i bulldozer sono apparsi nel comune di Busra, abitato da indigeni dell'etnia Bunong, e hanno cominiciato a sradicare gli alberi e spianare le terre. Questo primo confronto, non senza astuzia, è stato gestito dal socio locale di Socfinal, che invece è apparsa in un secondo momento, forte di una concessione governativa di diecimila ettari, più altri diecimila a venire per una piantagione di caucciú. Gli abitanti di Busra hanno cercato in tutti i modi di opporsi alla distruzione della foresta, delle loro terre ancestrali, dei loro cimiteri e luoghi sacri: ma né le autorità locali, né tantomeno il governo sono venuti in loro aiuto. Dopodiché la rabbia è esplosa e gli abitanti hanno dato fuoco ai bulldozer della società, facendo cosí uscire il conflitto allo scoperto.
Da allora la parola d'ordine di Socfin-Kcd è «riciclarsi», imputando ai «cattivi» soci locali i problemi e presentandosi come una panacea per sviluppo dei Bunong. Alla popolazione sono state date tre opzioni: vendere la terra al gruppo francese; spostarsi, senza sapere bene dove; o diventare piccoli produttori di caucciú per conto di Socfin, ma senza avere una idea delle condizioni. Molte famiglie Bunong di fronte alla rapidità della deforestazione e all'inerzia sospetta delle autorità, col rischio di trovarsi senza un campo da coltivare e senza raccolto, hanno venduto le loro terre in cambio di pochi dollari. Solo in seguito si sono resi conto che il prezzo pagato era inferiore a quello di mercato, e che nel prezzo non erano state calcolate le loro terre nella foresta, lasciate a riposo. Inoltre, la compagnia si è appropriata di strade e corsi d'acqua, di fatto privatizzandoli e impedendo qualsiasi attività agricola o forestale nella concessione. Il tanto promesso «benessere» per ora si riduce al lavoro a giornata nella piantagione, cui sono costretti tutti i Bunong rimasti senza terra, uomini, donne, anziani.
Intanto Socfin ha distribuito fondi alle organizzazioni non governative della zona, ha avviato il progetto per una scuola, obbligatorio in una piantagione di questa entitá ma fatto passare come una elargizione generosa; ha creato gruppi di consultazione con gli anziani dei villaggi, assoldato i migliori funzionari Bunong delle Ong offrendo salari e benefit: insomma, ha cooptato in tutti i modi la popolazione, dividendola. I Bunong che ancora resistono se la devono vedere con le autorità locali, che impediscono le riunioni, minacciano arresti e bloccano le loro delegazioni verso la capitale in cerca di solidarietà da parte delle poche organizzazioni decise a sostenerli. Socfin invece gode di un solido sostengo governativo, oltre che dell'appoggio della cooperazione francese, che sarebbe pronta a finanziare il progetto con milioni di euro. Per questo è in programma uno «studio di impatto sociale ed economico», che non solo viene condotto a posteriori, ma vede impegnati ricercatori sotto contratto con la società stessa.
Da parte loro i Bunong restano in attesa che le organizzazioni internazionali, le Nazioni unite e tutti quelli che sono a parole difensori dei popoli indigeni, diano loro una mano per far valere leggi e convezioni che stabiliscono il loro diritto a decidere del proprio futuro.
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