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TERRA TERRA
12.06.2010
  • | di Rosanna Picoco
    TerraTerra
    Il Burkina non privatizza
    L'Assemblea nazionale del Burkina Faso ha votato contro la privatizzazione di Sonabel, la Società nazionale dell'elettricità, e di Onea, l'Ufficio nazionale per l'acqua e dei servizi igienico-sanitari. Facendo appello all'importanza vitale e strategica delle due aziende, i deputato hanno così bloccato una decisione del governo, che il 10 marzo scorso aveva inserito le due società in una lista di nove imprese burkinabè da privatizzare.
    E' un grande risultato per un paese da sempre afflitto da siccità e inondazioni improvvise nel periodo delle piogge, e dove l'accesso all'acqua potabile è un obiettivo ancora distante sia nelle città, sia soprattutto nei villaggi. E attorno all'acqua incombe il rischio di conflitti sociali: qualche avvisaglia si è vista in marzo, quando migliaia di persone si sono ritrovate davanti alla sede delle Nazioni Unite a Ouagadougou per denunciare la difficile situazione, costrette ogni giorno a percorrere molti chilometri per attingere acqua alle fontane pubbliche.
    La legge del 2001 che favoriva la privatizzazione di molte aziende pubbliche era stata suggerita al governo burkinabè dal Fondo monetario internazionale (Fmi), che negli ultimi anni ha aumentato la pressione sui governi africani perché cedano ai privati la gestione dell'acqua, spacciandola come misura per ridurre la povertà. Ma questo sta causando nell'Africa sub sahariana un aumento dei prezzi insostenibile per la popolazione, e secondo uno studio dell'International Institute for Environment and Development di Londra sta allontanando gli stati africani dall'obiettivo di garantire l'accesso all'acqua potabile a più di metà della popolazione entro il 2015 - uno degli «Obiettivi del millennio» solennemente approvati dall'Assemblea generale dell'Onu nel 2000.
    Ma l'acqua rappresenta l'ultima frontiera per investire nel settore privato e ormai molti pensano che nel prossimo futuro la ricchezza delle nazioni sarà stabilita in base all'accesso alle risorse idriche. Oggi un ristretto numero di imprese europee controlla il mercato delle risorse idriche mondiali. Tre sono le imprese francesi che controllano circa il 75% del mercato mondiale (Lyonaise des Eaux-Suez/Ondeo, Vivendi e Saur). In Burkina è Vivendi a essere coinvolta nella privatizzazione dell'Onea.
    Con quel voto dell'Assemblea nazionale il Burkina Faso ha dimostrato di voler cercare la propria soluzione ai problemi che affliggono il paese, privo di sbocchi sul mare e minacciato dall'avanzata del deserto del Sahel. Forse ha anche dimostrato di non aver del tutto scordato Thomas Sankara, che nel 1983 aveva guidato la rivoluzione burkinabè: ed è stato uno dei primi politici africani a lanciare politiche per favorire l'accesso all'acqua. Sankara aveva rifiutato i prestiti della Banca mondiale e i piani di ristrutturazione del Fmi. Nel 1986 il Burkina aveva raggiunto l'obiettivo di 10 litri di acqua al giorno per abitante: obiettivo raggiunto in poco più di due anni, attraverso la ristrutturazione delle dighe per canalizzare l'acqua delle piogge e la costruzione di nuovi pozzi nei villaggi, e affidando i lavori alle imprese locali, dimezzando i tempi e i costi. Sankara è scomparso un anno dopo, l'87, vittima di un attentato. Il successore Blaise Compaorè, al potere da allora, ha per prima cosa aperto l'economia del paese alle multinazionali. Con quel voto contro la privatizzazione il parlamento burkinabé ha segnato un'inversione di tendenza.
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