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TERRA TERRA
03.07.2010
  • | di Angela Pascucci
    Catastrofi cinesi
    La Cina acceca ma può anche illuminare. Il giudizio di Blaise Pascal si attaglia perfettamente oggi alla situazione ambientale cinese. Da una parte disastri immani, dall'altra tentativi tecnologicamente avanzati, e assai sbandierati, per porvi rimedio. Questo dicono alcune notizie negli ultimi giorni. La prima, diffusa ieri dal quotidiano ufficiale in lingua inglese China Daily, riguarda la titanica quanto controversa Diga delle Tre Gole che sbarra lo Yangtze con una muraglia di quasi 200 metri di altezza. A progetto ormai ultimato si susseguono notizie su conseguenze ampiamente annunciate. L'inquinamento in tutta l'area del bacino idrico originato dal rallentamento del corso delle acque è in aumento inarrestabile. Causa mancanza di fondi, meno di un quinto di tutti i progetti delineati nel 2001 per proteggere le acque è stato completato. La denuncia viene dallo stesso vice ministro della protezione ambientale, Zhang Lijun, che ne ha parlato durante un incontro a Chongqing, la megalopoli all'estremità occidentale del bacino che è la più colpita dalla situazione. Il paradosso - per produrre energia idroelettrica pulita è stata sconvolta un'area lunga 600 chilometri e deportati 1,3 milioni di persone - presenta oggi il conto, che si aggiunge al già salatissimo costo dell'intero progetto: oltre 37 miliardi di dollari. Come previsto dagli ambientalisti, senza misure adeguate il rallentamento del corso dell'immenso fiume lo sta trasformando in una cloaca. A ciò si aggiunga il pericolo accresciuto di valanghe lungo gli argini e altri rischi geologici (possibilità aumentata di terremoti inclusa) quando le acque raggiungeranno il livello massimo. Sembrano invece marciare alla grande i progetti di installare lungo lo Yangtze nell'area di Chongqing giganteschi impianti chimici, tra cui il più grande del mondo per il metilene diphenyl disocianato, che il gigante della chimica tedesca Basf sta costruendo.
    La seconda notizia viene sempre dal China Daily, 29 giugno: lo spostamento forzato entro due anni di 345mila persone, in maggioranza piccoli contadini, per fare posto al progetto di diversione delle acque dello Yangtze verso il nord del paese, afflitto da grave siccità. La metà della popolazione cinese vive in questa parte del paese che però dispone di solo il 19% delle risorse idriche. Progetto anch'esso titanico, darà luogo al ridislocamento forzato più grande dai tempi delle Tre Gole, con la difficoltà aggiuntiva che qui si farà in appena due anni invece di dieci. Una vera maledizione per il Fiume Azzurro e per coloro che vivono lungo il suo corso. I contadini non ci stanno perché, dicono, perderanno buone terre in cambio di appezzamenti meno produttivi e risarcimenti inadeguati. Ma è chiaro come andrà a finire. I massicci spostamenti servono per innalzare un'altra diga, la Danjiangkou Dam, nella provincia del Henan, dove saranno raccolte le acque che un grandioso sistema di canalizzazione lungo 1.421 km porterà verso Pechino. Infine: il 30 giugno il Global Times scriveva che oltre 100mila abitanti di 49 villaggi di Jining, provincia dello Shandong, sono stati costretti a lasciare le proprie case minacciate di essere risucchiate dalla terra. Sotto accusa lo scavo intensivo da parte delle compagnie minerarie, che svuota il sottosuolo fragilizzando la superficie. Secondo Liu Xuping, il direttore dell'ufficio per la terra e le risorse di Jining, una delle 13 aree più ricche di risorse minerarie del paese, dagli anni '90 oltre 23mila ettari di terra sono sprofondati. Secondo il vice direttore dello stesso ufficio, Liu Xianshui, altri 46mila ettari sono destinati a collassare entro il 2020.
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