mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
06.07.2010
-
| di Elena Gerebizza
Un disastro impunito
E' chiaro che la Nigeria non ha il potere negoziale degli Stati Uniti nei confronti delle multinazionali del petrolio: nonostante nel Delta del Niger si contino circa 300 incidenti all'anno, con sversamenti di petrolio annuali di quantità uguale a quella fuoriuscita nel Golfo del Messico fino a oggi, o pari a una Exxon Valdez al giorno, nessuna compagnia petrolifera si è sentita talmente sotto pressione da mettere sul tavolo 20 miliardi di dollari per risarcire i danni ambientali causati, come BP è stata costretta a fare per la marea nera provocata dopo l'esplosione della piattaforma Deep Water Horizon. La realtà è che la Nigeria subisce da decenni un disastro ambientale di dimensioni maggiori di quello del Golfo del Messico, ma resta impunito. Così spiegava il nigeriano Nnimmo Bassey, presidente della rete Friends of the Earth e del network di resistenza del Sud del mondo Oilwatch International, che riunisce comunità e organizzazioni non governative colpite dagli impatti negativi dell'industria del greggio in Asia, Africa e America Latina. Ospite di una conferenza stampa organizzata dagli Amici della Terra Italia, e a cui hanno partecipato Amnesty International e la Campagna per la riforma della Banca mondiale, Bassey ha sottolineato l'impunità dell'industria estrattiva in Nigeria: «Non bisogna guardare solo se l'impresa interviene per bloccare le perdite, ma anche se poi viene effettuata la bonifica del territorio, e in che modo». Secondo stime governative, in Nigeria oltre 2000 siti di passati sversamenti di petrolio sono in attesa di bonifica. «Moltiplicate questo dato per sette, e avrete una valutazione più reale della devastazione del Delta dopo oltre cinquant'anni di estrazione». Secondo Bassey, mancanza di trasparenza e informazioni non veritiere sono la base della comunicazione delle compagnie petrolifere attive nel Delta. Anche nel Golfo del Messico, Bp ha dato notizie discordanti sull'entità della perdita, che oggi secondo molti si avvicinerebbe ai 100 mila barili di petrolio al giorno (mentre la prima stima era di 1000 barili, ndr). «Se Bp mente al governo degli Stati Uniti, figuratevi cosa fa in Nigeria e negli altri paesi poveri dove opera». L'altra fonte di inquinamento del territorio nigeriano è il «gas flaring», pratica che consiste nel bruciare i gas associati all'estrazione del petrolio, dichiarata fuori legge dalla Nigeria già nel lontano 1984. Nel 2009 Amnesty International ha pubblicato un rapporto che esplicita le violazioni dei diritti umani collegate a tale pratica, che le compagnie hanno perpetuato nel tempo sulla scorta di particolari esenzioni che sarebbero state concesse di anno in anno dal governo locale. E che oggi cercano di utilizzare a proprio vantaggio addirittura per chiedere un sostegno pubblico per gli interventi che dovrebbero realizzare per mettere fine alla pratica. E' il caso dell'italiana Eni, che opera nel Delta attraverso la sua consociata Naoc (Nigerian Agip Oil Company) e che è riuscita a farsi approvare il primo progetto di riduzione del «gas flaring» che nei prossimi anni dovrebbe iniziare a generare riduzioni di emissioni attraverso il «meccanismo per lo sviluppo pulito» (Cdm) previsto dal Protocollo di Kyoto sul clima. Ma è un sostegno pubblico ingiustificato, chiaro esempio di come il mercato dei crediti di carbonio fornisca semplicemente delle scappatoie alle imprese più inquinanti: in questo caso, è come pagare un ladro per chiedergli di non rubare più, e allo stesso tempo riuscire a guadagnare dalla commercializzazione di un bene inesistente come le riduzioni di emissioni in atmosfera.
Rubrica quotidiana sull'ambiente
ultimo articolo pubblicato
ricerca
I 10 argomenti più trattati:
AGRICOLTURA [330]
ANIMALI [208]
ENERGIA [190]
ALIMENTAZIONE [150]
PETROLIO [136]
COMMERCIO [93]
ETNIE [89]
SANITA [66]
RIFIUTI TOSSICI [62]
BIOTECNOLOGIE [59]
ANIMALI [208]
ENERGIA [190]
ALIMENTAZIONE [150]
PETROLIO [136]
COMMERCIO [93]
ETNIE [89]
SANITA [66]
RIFIUTI TOSSICI [62]
BIOTECNOLOGIE [59]
MANIFESTO BLOG
ANTIVIOLENZA
Luisa Betti
-
Confronto pubblico a Roma sul decreto 93 (DL femminicidio V parte)
di Luisa Betti - 18.09.2013 15:09
NAPOLI CENTRALE
Francesca Pilla
-
La terra dei fuochi come il Vajont
di francesca - 16.09.2013 21:09
LO SCIENZIATO BORDERLINE
Massimo Zucchetti
-
Ridiamoci sopra, Alberto Perino
di massimozucchetti - 16.09.2013 12:09
LOSANGELISTA
Luca Celada
-
Larry Summers fuori
di luca celada - 16.09.2013 08:09
FRANCIAEUROPA
Anna Maria Merlo
-
E’ morto il biologo Albert Jacquard, un grande umanista
di Anna Maria - 12.09.2013 14:09
POLTERGEIST
Nefeli Misuraca
-
Le sigle televisive – una carrellata
di nefeli - 11.09.2013 11:09
QUINTOSTATO
Roberto Ciccarelli
-
Scuola: precari assunti con lo stipendio bloccato
di Roberto Ciccarelli - 11.09.2013 10:09
NUVOLETTA ROSSA
Andrea Voglino
-
Metà fumetto e metafisica: Valvoline e dintorni sotto il segno inquietante di Giorgio De Chirico
di Andrea - 05.09.2013 16:09
STREET POLITICS
Giuseppe Acconcia
-
Egitto: da Tahrir a Otranto
di giuseppe.acconcia - 05.09.2013 15:09
AUTOCRITICA
Francesco Paternò
-
Ghosn, un uomo (sempre più) solo al comando
di fpaterno - 04.09.2013 17:09
HORROR VACUO
Filippo Brunamonti
-
Sal – Conversazione con l’attore Salvatore Ruocco
di Filippo Brunamonti - 26.08.2013 18:08
ANZIPARLA
Giulia Siviero
-
La foto
di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
POPOCATÉPETL
Gianni Proiettis
-
Arrivano i vostri ovvero la sindrome di Sansone
di gianni - 06.08.2013 06:08
SERVIZI










