mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
21.07.2010
-
| di Marinella Correggia
I nemici dei selvatici
La foto della «Reuters» è molto triste: morto, a terra, l'ultimo rinoceronte adulto che era sopravvissuto nel parco sudafricano Krugersdorp, 1.500 ettari visitati ogni anno da 200mila persone. Una femmina di nove anni. Un buco insanguinato al posto del corno. Proprio per quello è stata uccisa pochi giorni fa dai bracconieri, come in Sudafrica è successo già a 129 rinoceronti nel 2009; nel 2010 il conto è già a quota 136.
La dinamica è la solita. Prima il sorvolo in elicottero nel tardo pomeriggio, per individuare le aree di pascolo degli animali. Poi tornano in elicottero di notte e colpiscono l'animale dal cielo sparandogli una dose enorme di sonnifero che agisce in meno di sette minuti, impedendo la fuga alla vittima. Poi l'elicottero atterra e senza neanche spegnere i motori qualcuno va a tagliare il corno con una sega elettrica. Il rinoceronte muore o per l'overdose di sonnifero o dissanguato. Il piccolo dell'ultima uccisa vive ora in un «orfanotrofio» con altri due orfani.
Il corno di questo grande erbivoro consiste di fibre di cheratina compresse e in molte culture asiatiche è considerato tuttora un ingrediente della medicina tradizionale. Di recente poi una nota e stupida attrice del jet set hollywoodiano ha dichiarato di servirsene come rimedio di giovinezza attirandosi una sacrosanta ondata di critiche anche per l'effetto di imitazione che simili personaggi inducono.
Già l'anno scorso il comitato della Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate (Cites) aveva avvertito: la caccia al «rino» ha raggiunto un picco mai visto. L'espansione economica in Asia ha alimentato il mercato della polvere. Il corno è anche usato in Medio Oriente per fare oggetti ornamentali e maniglie...Fino al 2005, la media dei rinoceronti uccisi era stata di 36 all'anno. Secondo le stime, sopravvivrebbero nelle aree protette in Africa 18.000 fra rinoceronti bianchi e neri. Erano 65.000 negli anni '70.
Le indagini sul crescente numero di delitti sono affidate all'unità che si occupa di criminalità organizzata. Giorni fa sono stati arrestati cinque uomini, quattro dei quali presi con due corni insanguinati nel sacco, mitragliatrici Ak-47, fucili vari. L'agenzia dei parchi chiede più mezzi: i ranger non sono affatto equipaggiati per contrastare nemici così ben organizzati. Anzi, sono in molti in tutta l'Africa i guardaparco a perdere la vita, assassinati.
Un recentissimo studio pubblicato dalla rivista «Biological Conservation» e condotto fra gli altri dall'Unep (Programma per l'ambiente delle Nazioni Unite) ha trovato che la popolazione di grandi mammiferi nei parchi nazionali africani è scesa del 59% fra il 1970 e oggi. Nello studio non sono compresi elefanti e rinoceronti per via delle speciali restrizioni commerciali che li riguardano (e che non li salvano tutti...).
I governi del continente sono consapevoli del valore economico soprattutto dei "grandi cinque" mammiferi (elefanti, rinoceronti, leoni, leopardi, bufali, gazzelle - che attirano turisti nei parchi.
Ma sembra molto difficile contrastare le minacce portate soprattutto ai grandi mammiferi. Non solo il bracconaggio commerciale ma anche l'espansione delle aree agricole e il consumo di carne selvatica.
Non solo: la siccità sempre più frequente attira nei parchi africani un numero crescente di animali non selvatici ma di allevamento, che affamati e assetati cercano pascoli. Mettendosi in competizione con zebre, giraffe, bufali e rinoceronti.
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