mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
23.07.2010
-
| di Marinella Correggia
Energia dal Centroamerica
Una grande dipendenza dalle importazioni di idrocarburi, la necessità di dare elettricità alle zone rurali, e l'urgenza di compiere scelte energetiche sostenibili. Davanti a queste tre sfide difficili l'America Centrale punta sulle energie rinnovabili. Che non sono tutte uguali, però...È interessante gettare un occhio su quali sono queste fonti energetiche chiamate «verdi», su quanto costano e su chi le paga, investendoci.
Negli anni 80, il 75% circa dell'elettricità centroamericana veniva da fonti rinnovabili, in primo luogo le dighe. Attualmente la percentuale è scesa al 50%, il resto è importato sotto forma di idrocarburi - in buona parte a prezzi scontati dal Venezuela.
Secondo il Consiglio centroamericano per l'elettrificazione, la regione ha una potenzialità idroelettrica di oltre 22.000 megawatt, dei quali ha finora sviluppato solo il 17%. In Costa Rica le dighe totalizzano l'80% delle energie non fossili, e la presidente Laura Chinchilla ha annunciato l'impegno affinché il Costa Rica sia il primo paese al mondo a reggersi al 100% sulle rinnovabili (prima di Svezia e Maldive, che hanno fatto annunci simili?).
Questo «grande balzo idroelettrico in avanti» non è senza rischi né senza oppositori. In Guatemala, il gruppo Madreselva punta il dito: «I progetti idroelettrici sono realizzati da multinazionali o compagnie nazionali che usano l'acqua a proprio vantaggio, mentre gli abitanti non sono coinvolti nelle decisioni e ne subiscono i danni». In effetti anche il Guatemala è sulla via dell'energia «verde», prima di tutto dall'acqua.
E lo stesso è per Nicaragua e Honduras. Il primo paese, che attualmente ottiene da fonti fossili importate il 70% dell'elettricità, ha annunciato in maggio che entro il 2016 (prima di Costa Rica, Svezia, Maldive?) tutta l'energia verrà da fonti rinnovabili in virtù del Programma nazionale per l'elettrificazione sostenibile. Questo l'obiettivo a livello «macro». L'obiettivo a livello «micro» è estendere la rete elettrica alla maggior parte delle zone rurali. È in costruzione la diga di Tumarín, la più grande del paese, nella regione autonoma Sud Atlantica. Chi mette i soldi? Il consorzio brasiliano Quieroz Galvão-Electrobras, 600 milioni di dollari di investimento; la titolarità passerebbe al governo nicaraguese dopo 30 anni. Ma le comunità della zona si ribellano: nessuno le ha consultate e la portata di acqua del Río Grande de Matagalpa ne sarà sconvolta.
Il capitale sarà statunitense, nicaraguese e guatemalteco per il parco eolico Amayo I e II, finora il più grande nella regione centroamericana. Si trova sul lago Nicaragua e produce 63 megawatt di elettricità. Dal canto suo, l'Honduras ha intenzione di sviluppare una delle fattorie eoliche più grandi dell'America Latina, 100 megawatt di output, a Santa Ana, 24 km da Tegucigalpa, 250 milioni di dollari il costo, secondo Energía Eólica Honduras, sussidiaria della Energía Mesoamerica, un consorzio di 15 compagnie private. Ma non mancheranno nello stesso Honduras investimenti (in totale 2,1 miliardi di dollari) per 52 progetti idroelettrici da svilupparsi fra il 2010 e il 2016, di 5 megawatt ciascuno, come annunciato dalla Associazione dei piccoli produttori di energia. Quanto a El Salvador, già produce agrocarburanti, sta puntando sul solare e sul geotermico. L'Agenzia di cooperazione internazionale nipponica finanzierà con 1,5 milioni di dollari un piano di sviluppo delle rinnovabili che dovrebbe decollare a fine anno.
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