domenica 17 febbraio 2013
TERRA TERRA
29.07.2010
-
| di Marinella Correggia
I polli al cromo di Dhaka
«L'uso di residui di conceria nella preparazione di mangimi per polli: impatto sulla salute umana». Ecco il titolo di un'inquietante tavola rotonda organizzata a Dhaka, capitale del Bangladesh, dal gruppo ambientalista Poribesh Bachao Andolan (Poba), che Il Poba ha chiesto al governo di bloccare immediatamente il circolo viziosissimo fra concerie e allevamenti. Ne riferisce il quotidiano bengalese «Daily Star».
Nel Bangladesh minacciato dalla tragedia climatica, soggetto a crescenti alternanze di siccità e inondazioni, avvelenato dall'arsenico presente nelle acque di falda, i mangimi al cromo mancavano all'appello. Ma le concerie abbondano nel paese, che è grande esportatore di cuoio a diverse fasi di lavorazione, soprattutto verso Cina, Usa, Italia, Germania, Giappone e Corea. Le concerie sono fra le industrie più nocive per le acque e la salute...anche a non usare i residui per alimentare animali da carne.
I residui di conceria comprendono ritagli di pellame, dal quale si ricavano proteine, miste però alle sostanze chimiche usate nella lavorazione, fra le quali cadmio, cromo, arsenico e zinco. Se con questi scarti si preparano mangimi per polli, le sostanze passano nella carne e nelle uova, fino a determinare patologie gravi come cancro e malattie al fegato e ai reni in chi consuma quei prodotti animali. (Nel paese i casi di cancro sono in forte aumento anche per il crescente consumo di sigarette).
L'infernale riciclaggio è iniziato una decina di anni fa. Nel 2007 l'Università di Dhaka e il Bangladesh Council for Scientific and Industrial Research condussero uno studio sulla presenza di cromo nelle uova e nella carne di pollo. Ne fu trovata una percentuale elevata nei campioni raccolti in vari mercati, non solo a Dhaka ma Dhaka, Narsingdi, Kishoreganj, Mymensingh, Tangail, Gazipur, Narayanganj and Munshiganj. A dimostrazione dell'ampiezza del fenomeno.
Un'inchiesta del «Daily Star» ha trovato che almeno cento commercianti nell'area di Hazaribagh - il polo conciario - raccolgono residui conciari e ne riforniscono una ventina di fabbriche di mangimi nel paese, in barba alla legge antisofisticazioni relativa ai mangimi, passata il 28 gennaio scorso. I mangimi sono poi destinati a «pollifici» ma anche ad allevamenti ittici intensivi.
Le 270 concerie del Bangladesh (il 90% è situato in Hazaribagh) producono ogni giorno 176 tonnellate di rifiuti solidi certamente tossici. In precedenza, dovevano spendere soldi per evacuare quello che poi è diventato una fonte di reddito, come hanno dichiarato in forma anonima al giornale un proprietario di conceria e un titolare di mangimificio.
Uno degli addetti ha dichiarato al «Daily» che la farina proteica importata costa quasi il doppio rispetto a quella di conceria; e quest'ultima è anche più concentrata, ne basta la metà...La sbobba finale per i polli consiste in un 40% di panelli di soia, residui di riso e pesce secco, e in un 40% di «farina di concia»; per i pesci ne basta il 40%.
Oltretutto la preparazione di questo mangime riciclato aggiunge inquinamento alla già impossibile situazione del polo di Hazaribagh: i commercianti fanno bollire i ritagli usando come combustibile anche rifiuti di plastica, con l'emissione di fumi tossici, respirati fra l'altro dagli abitanti di questa parte verde di Dhaka. Dopo la bollitura il prodotto viene lasciato a seccare al sole, e venduto a grossisti che lo macinano e infine lo consegnano alle fabbriche di mangimi per il mix finale.
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