domenica 17 febbraio 2013
TERRA TERRA
11.08.2010
-
| di Paola Desai
Le fabbriche d'acqua
Ma gli Emirati Arabi, come fanno a permettersi tanta acqua? Affacciati sul Golfo Persico sulla costa della penisola arabica, i piccoli Emirati sono un territorio desertico punteggiato da alcune oasi. Hanno poco più di 8 milioni di abitanti ma bevono, cioè consumano acqua, come fossero due o tre volte di più - dipende come si fissa il confronto: Abu Dhabi ad esempio consuma 550 litri per persona al giorno, quattro volte di più della media europea, mentre la media mondiale è tra 180 e 200 litri. Non stupisce: non si tratta solo del consumo personale dei singoli individui, ma di un uso davvero stravagante di questa risorsa - dalla profusione di piscine ai campi da golf verdissimi, gli acqua-park, la pista di sci artificiale, le fontane con giochi di zampilli...
Ma forse la vera domanda è: l'acqua, in un posto come gli Emirati arabi, è una risorsa «naturale»?
In fondo stiamo parlando di un deserto, a cui la natura ha assegnato acqua limitata. Infatti, oggi appena il 60% di quella consumata negli Emirati viene dalle falde acquifere sotterranee. Il resto è acqua desalinizzata: gli Emirati (come pure il Kuwait e l'Arabia saudita) hanno investito parecchio in impianti di desalinizzazione, e oggi producono circa 9 milioni di metricubi d'acqua al giorno. Al costo, però, di circa 18 milioni di dollari al giorno: desalinizzare l'acqua marina è un lusso che solo i ricchi paesi del Golfo possono permettersi. Richiede enormi quantità di carburante, oltre che di acqua marina. Idrocarburi in cambio di acqua. D'altra parte è il petrolio che ha trasformato un posto come Dubai da centro di pesca delle perle nel centro della finanza mondiale che è oggi.
Dunque Dubai dipende del tutto dall'acqua «fabbricata» dagli umani, a Abu Dhabi l'uso è più che triplicato dal 2007. Gli impianti di desalinizzazione sono enormi impianti industriali (gli esperti di sicurezza fanno notare che sono un obiettivo assai facile da bombardare e mettere fuori uso). Sono alimentati più spesso dal gas naturale, all'occorrenza da petrolio, e sono una delle ragioni per cui il consumo interno di questa risorsa sta aumentando: secondo la Economist Intelligence Unit (citata in un servizio della Reuters, 21 giugno), gli Emirati arabi uniti erano un esportatore di gas prima del 2008, ora sono un netto importatore. E la causa sono proprio gli impianti di desalinizzazione, oltre alle centrali di produzione di energia elettrica (altra risorsa di cui gli Emirati fanno un uso «poco sostenibile»). In ogni caso, sei nuovi impianti di desalinizzazione sono in progetto, per aggiungere altri 4 milioni di metricubi al giorno. Anche se, spiegava l'agenzia Reuters nel servizio citato, resta un problema di stoccaggio: questi impianti producono la stessa quantità d'acqua all'ora, durante tutte le ventiquattrore del giorno, così che quella non subito consumata viene riversata in mare. Il ciclo dell'assurdo così è completo: energia spesa per desalinizzare l'acqua marina e poi ributtarla in mare.
Ora c'è chi discute di fonti alternative di energia , ma pochi discutono di razionalizzare il consumo d'acqua. Salvo additare i sistemi tradizionali di irrigazione usati dagli agricoltori delle oasi dell'interno: i quali, in effetti, scavano pozzi sempre più profondi per alimentare i canali che irrigano le loro palme da datteri, orgogliosi di quel sistema millenario - poi, quando i pozzi si seccano, ottengono acqua desalinizzata a prezzi sovvenzionali. Neppure quei datteri sembrano più tanto «naturali».
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